Annegati: la strage silenziosa
C’è chi l’estate la racconta con ombrelloni e gelati, e chi invece la riconosce dal silenzio improvviso che cala sull’acqua. Un attimo prima ci sono gli schizzi, i giochi, le voci che si rincorrono, e un attimo dopo resta solo la superficie immobile di un lago o di un fiume. Ed ecco che una giornata normale diventa irreparabile, un tuffo che non porta più a galla.
Le cifre raccontano una realtà che continua a ripetersi: solo tra giugno e luglio in Italia sono già 31 le vittime tra laghi e fiumi, una ogni due giorni. E se restringiamo l'orizzonte alle tragedie recenti accadute nelle acque a un passo da noi, non si dimentica la vita spezzata del giovane Dauda, il richiedente asilo della Sierra Leone annegato in Taro a Citerna lo scorso 13 agosto. O il gesto eroico e disperato di quel papà moldavo che lo scorso giugno si era tuffato per salvare il suo bambino in difficoltà ma era stato inghiottito dalla corrente.
Il bilancio annuale resta drammatico: circa 330 morti per annegamento, oltre quaranta dei quali minori. Di fronte a questa emergenza nei giorni scorsi è intervenuta Federica Pellegrini, oro olimpico e più volte campionessa mondiale: in un’intervista al Corriere della Sera ha raccontato di quanto tenga a dare lezioni di nuoto alla sua piccola Matilde. E ha lanciato l'allarme: «In Italia ci sono troppi annegamenti, imparare a nuotare fin da piccoli è importantissimo». Non basta galleggiare, perché «la differenza la fa sentirsi sicuri, la capacità di affrontare correnti e imprevisti». Proprio per questo la campionessa immagina il nuoto inserito a scuola, anche come materia obbligatoria, pur ammettendo i problemi di organizzazione e costi.
Un’idea che trova terreno fertile anche a livello locale. A Parma lo Sport center porta già in piscina intere classi della scuola primaria e della secondaria. «Sarebbe ideale inserire il nuoto nel curriculum scolastico - racconta Ilaria Pirelli - perché non tutti possono permettersi un corso privato, e proprio per questo l’attività scolastica diventa fondamentale».
Accanto a lei, l’istruttore Sebastiano Fagone sottolinea che «a correre e a saltare si impara da soli, in acqua non è proprio così. Serve una guida che ti accompagni e la scuola dovrebbe garantire almeno le basi del nuoto, perché sono competenze che restano per sempre». Un lavoro che parte dalla vasca didattica e che porta i bambini a imparare dorso, stile libero e soprattutto la sicurezza.
«Molti genitori hanno paura di portare i figli piccoli in piscina, ma prima si comincia e più il rapporto con l’acqua diventa naturale». Lo conferma anche Vincenzo Savelli, coordinatore del settore agonistico di San Donnino Sport a Fidenza e direttore tecnico di All Together a Oristano: «Lo sport a scuola è molto citato ma poco praticato. Il nuoto dovrebbe essere una pratica obbligatoria, perché saper affrontare l’acqua può incidere sul numero degli annegamenti, soprattutto in un paese come il nostro, circondato da mari e fiumi».
Per Savelli le difficoltà sono soprattutto organizzative ed economiche, «ma le istituzioni dovrebbero coinvolgere direttamente le società sportive: lo sport non va confinato al tempo libero, a scuola deve avere un ruolo educativo serio».
Il dibattito resta aperto: come organizzare i corsi, quali strutture coinvolgere, come affrontare i costi. Ma intanto, estate dopo estate, gli episodi si moltiplicano e la percezione resta la stessa: l’acqua è un ambiente affascinante, ma che non smette mai di ricordarci i suoi rischi.
Asia Rossi
© Riproduzione riservata
Gazzetta di Parma Srl - P.I. 02361510346 - Codice SDI: M5UXCR1
© Gazzetta di Parma - Riproduzione riservata