Vigili del fuoco
«Adesso mi riposerò un po'». Difficile, però, pensare che l'ingegner Vincenzo Panno resterà con le mani in mano. Le sue competenze, unite a una grande umanità, saranno sicuramente utili alla comunità di Parma, dove abita da oltre trent'anni e che è casa sua. Oggi, anticipo del campionato di serie A Parma-Atalanta, sarà infatti il suo ultimo giorno di servizio con quella divisa dei vigili del fuoco che per lui, non è retorica affermarlo, è davvero una seconda pelle. Ieri invece Panno, che il primo agosto ha compiuto 65 anni, ha festeggiato con colleghi, famigliari, autorità e amici nella caserma di via Chiavari l'epilogo di una carriera lunga e piena di soddisfazioni.
Laureato in Ingegneria, arriva nel 1987 da Oriolo, paese della Calabria in provincia di Cosenza. Inizia insegnando in varie scuole superiori di Bologna e di Parma e provincia, fino a ricoprire l'incarico di professore di Elettrotecnica all'Itis Leonardo Da Vinci di via Toscana. Nel settembre del 1994 vince il concorso per entrare nei vigili del fuoco e, dopo il corso di formazione a Roma, nel maggio dell'anno successivo è assegnato al Comando provinciale di Parma.
Nel frattempo si sposa con Claudia, anche lei insegnante di matematica nella nostra città, da cui avrà tre figli, tutti e tre laureati con il massimo dei voti: Carlo Andrea e Marco, entrambi ingegneri, e Federico, laureato in Economia e Finanza. A Parma vive e lavora anche suo fratello Bruno, primario di Ortopedia e molto impegnato nel sociale.
Subito Panno dirige corsi per formare il personale operativo e amministrativo nelle varie specialità e insegna e presiede le commissioni di valutazione per la formazione degli addetti all'antincendio in varie aziende della nostra provincia, un incarico che mantiene fino al 2022. Oltre che della formazione, Panno si occupa anche di prevenzione incendi e protezione civile come responsabile del soccorso tecnico. Dal 2019 è vice comandante vicario provinciale.
«Ho sempre cercato di affrontare tutti i problemi con serietà, impegno e buon senso - spiega -, nel rispetto delle regole, con lo scopo di garantire, sempre, la sicurezza della popolazione».
Una lunga carriera ha momenti belli e brutti. Molto spesso difficili. Sempre entusiasmanti. «La mia prima esperienza impegnativa è stata la frana di Corniglio nel 1996 - ricorda -. Poi quel terribile 4 giugno del 2000». Lo dice subito, quasi a volersi «togliere il dente» di una giornata rimasta scolpita nella sua memoria. «Quella domenica - continua - accaddero quattro episodi, tutti gravi: alle 3,30 del mattino un incidente ferroviario tra due treni merci alla stazione di Solignano (in quel frangente Panno, cavaliere del lavoro dal 2021, ricevette un encomio dal ministero dell'Interno, ndr) con quattro morti e alcuni feriti gravi. Poi annegò un bambino di nove anni nel Taro». Ma l'incubo non era ancora finito. «Sempre quel giorno intervenimmo anche su un brutto incidente stradale nella zona di Fornovo e su un tentato suicidio di una donna».
Un altro brutto giorno è stato nel '96, quello della tromba d'aria a Vianino «dove è morta una donna, investita da un vetro della porta, che le recise un'arteria provocandone la morte per dissanguamento». Poi l'alluvione di Parma del 2014, quando «sono stato in giro tre notti e tre giorni e non ho avuto neppure tempo per andare a vedere cos'era successo a casa mia, in via Langhirano». Ma Panno è stato in prima linea anche in emergenze nazionali, tra cui nel '98 l'alluvione di Sarno e i terremoti nel 2009 in Abruzzo, nel 2012 nella nostra regione e nel 2016-17 nell'Italia centrale del 2016-17. «All'Aquila - confessa -, dove sono stato un mese e ho coordinato la colonna mobile con cento vigili del fuoco, ho provato una profonda tristezza. Che sento ancora quando vedo che tante cose sono rimaste a quel punto».
Nel 2020 il mondo viene «chiuso» per Covid. «È stata una tragedia - ricorda -, all'inizio non capivamo come dovevamo comportarci perché arrivavano normative in continuazione. In quel marzo ho perso il mio caro papà e il collega Giorgio Gardini. Ricordo quando, quel 6 marzo, Giorgio venne nel mio ufficio e mi disse: “Ho la febbre”. Lo mandai a casa. Morì una ventina di giorni dopo. Così come mi colpì molto la scomparsa, per un male incurabile, di un altro collega, Roberto Mortello».
Ci sono stati però anche tanti momenti belli. «Quelli che ho organizzato per i bambini alla festa di Santa Barbara, quando siamo arrivati ad averne mille in cortile e poi la Befana per i figli dei vigili del fuoco». Sul futuro del Corpo è ottimista: «Ai giovani piace entrare nei vigili del fuoco. È un lavoro coinvolgente e appassionante e, a mio parere, è il corpo più ben visto dalla collettività».
Il bilancio lascia il posto alla commozione quando legge la lettera di una famiglia di Salsomaggiore dopo un intervento per un nido di calabroni. «Mi ha scritto per ringraziare la squadra di Fidenza: "Avete saputo operare con grande umanità tranquillizzando i nostri due bambini. Non vi dimenticheremo"». O quando mostra un camioncino dei vigili del fuoco costruito dai bambini di una scuola di Poviglio. Infine, le parole sul suo operato del comandante provinciale Massimiliano Russo, che ne ricorda «rigore, attenzione e impegno». Le caratteristiche che deve avere un vigile del fuoco.
Michele Ceparano
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