×
×
☰ MENU

I dati al 2100

Popolazione, senza immigrazione il Parmense perderà metà dei suoi abitanti

Popolazione, senza immigrazione il Parmense perderà metà dei suoi abitanti

10 Settembre 2025, 03:01

Senza immigrazione, la provincia di Parma perderebbe, entro il 2100, la metà dei suoi abitanti. In 75 anni dal Parmense scomparirebbe il 49,6% degli attuali 454.149 residenti. Scenario da brivido, ma per ora solo ipotetico. La situazione però cambia radicalmente considerando i parametri demografici (natalità, mortalità e migrazioni) secondo i valori attuali mediani. In questo secondo scenario Parma, come si vede nella tabella a destra, sarebbe la terza provincia in Italia per aumento della popolazione: +12,4%. Meglio farebbero solo Bolzano (+47,6%) e Verona (+20,3%). Nella stragrande maggioranza delle altre province italiane, domina il segno meno anche mantenendo il flusso attuale dei migranti, stando ai calcoli della Fondazione Leone Moressa di Mestre (Venezia) su dati Eurostat. Giusto per dare un'idea: senza immigrazione l'Italia perderebbe il 49% dei suoi 59 milioni di abitanti, mentre con l'immigrazione l'emorragia si fermerebbe a poco meno del 13%.

In ogni caso: chi lavorerebbe al posto di chi va in pensione? Chi si prenderebbe cura di una popolazione sempre più anziana? Come potrebbe reggere un sistema pensionistico che qualcuno (il giornalista Sergio Rizzo) in un recente libro ha paragonato al Titanic? «Un flusso regolare di immigrati resta essenziale», ha sentenziato l'economista Carlo Cottarelli sul Corriere della Sera di lunedì, commentando il drammatico spopolamento dell'Italia e di buona parte dell'Europa nell'arco dei prossimi 75 anni, se non verranno garantiti flussi regolari di migranti. Uno spopolamento che, va ribadito, per ora è solo frutto di una proiezione.

Formazione e industria
Gabriele Buia, presidente dell'Unione parmense degli industriali, parte dal dato positivo: nel 2100 Parma sarebbe una delle poche province italiane a crescere come popolazione, in caso di immigrazione costante. «Una crescita legata alla valenza di primo piano del nostro tessuto economico ed industriale che Parma sa esprimere. Ma le eccellenze del mondo produttivo locale hanno assoluta necessità di collaboratori per crescere, creare ricchezza e riuscire a distribuirla», premette Buia, che affronta il tema in modo pragmatico. «Dobbiamo essere onesti: non possiamo fare a meno dell'immigrazione, perché certe lavorazioni non sono più svolte dalla popolazione italiana. L'immigrazione è un'opportunità, che però deve essere ben regolamentata e controllata». Ma come gestire il fenomeno? Partendo dalla formazione. «Per riuscire a inserire nuovi lavoratori all'interno del nostro sistema produttivo, occorrono percorsi formativi all'estero, nei Paesi di provenienza. Cosa che questo territorio ha già fatto in passato con profitto, riuscendo a importare professionalità richieste dalle nostre aziende». Il Governo, secondo Buia, dovrebbe investire di più in questa direzione: «Dovrebbe indirizzare fortemente le politiche migratorie verso la formazione e la conoscenza della lingua».

Meno burocrazia
Simone Baglioni, professore ordinario di sociologia al dipartimento di Scienze economiche e aziendali dell'ateneo, nonché prorettore con delega alla didattica, afferma: «Abbiamo bisogno di immigrati. Senza, la nostra società non avrà futuro. Ma abbiamo bisogno di immigrazione legale». Peccato che «entrare legalmente in Italia sia difficilissimo». Come risolvere il problema? «Servono permessi di soggiorno, per un tempo limitato ma sufficiente a cercare lavoro. Altrimenti, ottenere un visto come lavoratore straniero è complicatissimo».

La situazione non cambia per gli studenti. «Formarli è difficilissimo, perché il visto per motivi di studio viene rilasciato dalle ambasciate con il contagocce. È un peccato, perché, ad esempio, potremmo formare nelle nostre università operatori socio sanitari molto richiesti». Note dolenti anche nel capitolo integrazione: «L'inclusione è costosa. Servono investimenti a partire dalla scuola, perché senza la conoscenza della lingua è impossibile integrarsi». Poi una considerazione: «Focalizzarsi solo sugli aspetti problematici dell'immigrazione, non favorisce l'integrazione». Baglioni ricorda poi alcuni esempi positivi. «Anche a Parma imprenditori senza eredi hanno lasciato l'azienda a dipendenti immigrati». Che contribuiscono a creare lavoro e distribuire ricchezza.

Pierluigi Dallapina

© Riproduzione riservata

CRONACA DI PARMA

GUSTO

GOSSIP

ANIMALI