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Trasporti

Irene Priolo: «L'aeroporto di Parma farà rete con gli altri scali regionali»

Irene Priolo: «L'aeroporto di Parma farà rete con gli altri scali regionali»

22 Settembre 2025, 03:01

Non più di aeroporto si parlerà a breve, ma di aeroporti: al plurale di ciò che fa rete. «Lavoriamo a un sistema aeroportuale regionale, che comprenda anche Parma, dove sono stati destinati 13 milioni di fondi Fsc (Fondo sviluppo e coesione, ndr) per una struttura che, indipendentemente dal gestore, proseguirà la propria attività» sottolinea Irene Priolo. Tra le sue tante deleghe («tutte alle rogne, ma almeno sono stata sollevata da quella alla Protezione civile» sorride lei, «reduce» da troppe alluvioni), l’assessora regionale ha quella a Mobilità e trasporti: parlerà soprattutto di questi alla Festa dell’Unità provinciale a Fidenza, con il consigliere Andrea Massari (di casa qui, dove è stato sindaco per due mandati) e con il presidente della Provincia Alessandro Fadda.

Al cortile delle Orsoline, l’amministratrice democratica arriva in auto, e subito «prende l’aereo». A dettarle la rotta sono innanzitutto le cifre. «Dal 2023 al 2024 – ricorda – i passeggeri aerei sono aumentati dell’11 per cento. Si prevede che entro breve l’attrattività della nostra regione passi dai 15 milioni attuali a 20 milioni: per quanto possano crescere, Bologna e Rimini non saranno in grado di far fronte a numeri tanto elevati. Parma giocherà un ruolo importante: dobbiamo fare in modo che i passeggeri restino in Emilia-Romagna».

Questo su un periodo appena più lungo, mentre «volando a vista», l’assessora annuncia un’iniziativa allo studio della Regione. «L’eliminazione della tassa d’imbarco, di 6,50 euro per ogni passeggero in partenza, mal digerita dalle compagnie aeree. Trieste, togliendola, ha subito aumentato la propria attrattività».

Quest’ultimo è un termine amato da Irene Priolo, che lo usa anche per il territorio: in Comune a Bologna ha avuto la delega al Turismo, e questo capitolo le è rimasto caro. «Dobbiamo alzare lo sguardo e far sì che l’Emilia sia ancora di più una meta turistica. Gli aeroporti non devono intercettare solo il settore business, ma puntare anche su chi viaggia nel tempo libero: Parma, ma anche Piacenza e Reggio Emilia devono guardare al Giuseppe Verdi come strumento importante per lo sviluppo dei loro flussi turistici». Sistema da fare anche tra torri di controllo e torri di castelli.

Vasto e spinoso, il tema dell’incontro, «Larga come l’Italia e con mille territori dentro. Rigenerazione e pianificazione della Regione ai tempi della conflittualità diffusa, dei comitati e delle risorse carenti», porterà comunque l’assessora a confrontarsi con questioni inerenti anche alle sue altre deleghe: l’Ambiente, la Programmazione territoriale e le Infrastrutture. A introdurre la discussione è Massari, che sostiene come chi è in maggioranza in Regione rischi di essere chiamato «erroneamente a rispondere di scelte romane. Il decreto dell’ottobre del 2024 sulla produzione di energie rinnovabili ha esautorato i Comuni da ogni potere di concertazione con i territori». Due gli esempi di cui parla il consigliere democratico: il grande impianto di biogas che potrebbe sorgere a Sissa-Trecasali e la selva di pale eoliche con la quale si vorrebbe costellare il crinale appenninico. «Una cinquantina, ognuna delle quali alta duecento metri (quando le attuali ne misurano ottanta). Si sta parlando di un progetto di enorme impatto sul territorio». Una questione aperta sul tavolo di Irene Priolo: «Faremo il possibile per impedire questo scempio».

Progetti che «rischiano» di realizzarsi e progetti che da troppo tempo sono solo parole. «Parma concentra una lunga serie di incompiute – prosegue Massari -. Dalla quarta corsia dell’A1, alla Pontremolese, alla Ti-Bre, alla via Emilia Bis, mentre la Cispadana è sospesa in un limbo. Il rischio è che anche l’aeroporto finisca in questo elenco, anche se è certo che non vedrà la chiusura almeno né nell’immediato né nel medio periodo».

Di aeroporto parla anche Fadda: «Parma è tra le prime venti città d’Italia, e di queste solo Padova non ha lo scalo, perché può contare su uno a 40 chilometri di distanza. Se continuiamo a perdere infrastrutture, perderemo anche investimenti e crescita». Poi, un tema che sta molto a cuore al presidente della Provincia: la Pontremolese. «Il porto di La Spezia lo scorso anno ha aumentato i traffici dell’8 per cento. Merci che in larga parte viaggiano su gomma, gravando su un’autostrada che ha già problemi di traffico e di continui cantieri. Puntare sul trasporto ferroviario libererebbe le strade ingolfate di merci e rappresenterebbe una scelta strategica per lo sviluppo del nostro Appennino».

Roberto Longoni

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