Lutto
E’ venuto a mancare improvvisamente nella mattinata di sabato, all’età di novantasei anni, Bruno Cantarelli, conosciutissimo tra gli appassionati di baseball, perché era stato il primo lanciatore in serie A nella storia del Parma baseball, allora Robur Parma, nel 1958.
Era il 5 giugno, quando allo stadio Tardini, come ha ricordato Andrea Ponticelli sulle pagine della Gazzetta di Parma il 25 aprile 2018, la Robur superava il Pirelli Milano per 8-5. Un baseball pionieristico, ancora lontano dai fasti della Germal e poi della Parmalat, della World Vision, del Cariparma e del Parmaclima dei giorni nostri. Si giocava in Cittadella e piano piano i parmigiani si attaccavano alla recinzione del campo centrale, incuriositi da quello strano gioco, fino a rendere necessaria la costruzione, anni dopo, dello stadio Europeo di viale Piacenza. Torquato Cavalli, Aldo Notari, Franco Pedrini, Guido Pellacini, Luciano Del Sante, Giulio Battilani, Beppe Buschini, Giancarlo Cagozzi, Angiolino Boni, Alfonso Cocconi, Augusto Cavatorta, Italo Iemmi e perfino uno straniero, Luis Mendoza, un venezuelano stabilitosi a Parma. Erano i giocatori di quella prima squadra di Parma in serie A.
«Era un buon lanciatore di palle curve – ha ricordato Gianni Gatti, allora giovane che lo ammirava da dietro la rete e ad inizio carriera ha avuto l’opportunità di giocare al suo fianco, nella Tanara nel 1965- ma soprattutto aveva una grande passione per il gioco, in tempi nei quali per giocare si facevano anche tanti sacrifici, Come quando, dopo il turno di lavoro alla Bormioli, allenava noi ragazzi nel greto della Parma, davanti al teatro Due – spiega sempre Gatti- e ci lanciava instancabilmente fino a quando l’ultima pallina finiva nel fiume e dovevamo chiudere l’allenamento».
Tra quei ragazzi c’era anche il nipote Daniele Bolsi, che arrivò poi a giocare in prima squadra, quando, con il marchio Tanara sulle divise, Bruno era nel frattempo diventato il manager: «Mi aveva trasmesso lui la passione per il baseball – spiega – andavo a vederlo giocare in Cittadella e poi avevo iniziato a giocare».
Nel 1965 la Tanara arrivò ad un passo dallo scudetto, dietro la fortissima Europhon Milano: «Era il primo campionato in cui si giocavano due partite. Nella prima lanciava Glorioso che vinceva sempre, ma nella seconda Gatti e Buschini si trovavano sempre di fronte il miglior lanciatore delle altre squadre. A Bologna stavamo vincendo e mio zio chiese a Glorioso di lanciare l’ultimo inning, ma lui si rifiutò». Bruno si arrabbiò ma non se la legò al dito: «Era una persona buona, apprezzato da tutti perché sapeva tenere unita la squadra e aveva un ottimo rapporto con i giocatori. Con i quali era amico: «Durante le trasferte giocava con noi a carte, non si parlava della partita».
Di li a poco sarebbero arrivate le grandi stagioni, con il marchio Bernazzoli prima e Germal poi, che raggiunse il primo storico scudetto del 1976. Bruno Cantarelli lascia la figlia Rosanna, la nipote Laura, con il figlio, Giulio Donati Mazzari, che gioca a baseball nel Sala Baganza, dopo essere cresciuto nell’Oltretorrente. Per portare avanti la grande passione che il suo bis nonno ha sempre mantenuto: «Anche negli ultimi anni restava sempre informato sulle vicissitudini del baseball di Parma» ha raccontato la figlia Rosanna, che ha ricordato anche quando da bambina, insieme a sua madre lo seguiva in tutte le trasferte.
Il rosario si terrà martedì alle 19,30 nella chiesa di via Isola, mentre le esequie avranno luogo mercoledì.
Matteo Desimoni
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