IN TRASFERTA DA TREVISO
Il colpo in programma resterà per sempre un mistero. Ma poco importa quale bancomat o cassaforte avessero in mente di far saltare, purtroppo (per loro) tutto è saltato. D'altra parte, se te ne vai in giro su un furgone, alle prime ore del mattino, in via Emilio Lepido con un furgone con la targa anteriore diversa da quella posteriore, diventa difficile non dare nell'occhio.
E così era stato, quel 14 dicembre 2023: il mezzo era stato fermato da una pattuglia delle Volanti e da agenti della polizia locale. Le targhe, rubate, coprivano quelle vere del furgone, intestato a uno dei tre a bordo, ma soprattutto dietro a un sedile, all'interno di una scatola di «Kinder Cards», era nascosto un ordigno di tipo artigianale, quasi 3 etti di peso. Artigianale, ma assolutamente in grado di far esplodere una cassa continua, se collegato, per esempio, a una normale batteria. E, infatti, sul furgone ne era stata trovata una per scooter, oltre a un piede di porco, un coltello a serramanico e due passamontagna. Insomma, quanto bastava per far scattare l'arresto dei tre. Che l'altro giorno sono stati condannati dalla giudice Gabriella Orsi per porto di esplosivo e oggetti atti a offendere, oltre che per ricettazione e occultamento di atti veri (la targa): il titolare del furgone - 32enne, romeno - è stato condannato a 3 anni e 8 mesi e 8.000 euro di multa; un suo connazionale - 28enne - a 3 anni e 2 mesi e 6.000 euro di multa, così come il terzo complice, un 39enne di origini venete. La scelta del rito abbreviato ha consentito a tutti e tre di beneficiare dello sconto di un terzo della pena. Per i due romeni, una volta espiata la pena, è stata disposta l'espulsione dall'Italia.
Si erano fatti 260 chilometri da Treviso a Parma su quel furgone con l'esplosivo: era chiaro che avessero un obiettivo preciso, anche se nessuno dei tre ha confessato quale era il progetto. Pronti all'azione, ma anche maldestri, a partire dalle targhe rubate, peraltro diverse tra loro, piazzate con un paio di elastici su quelle vere. E poi l'ordigno, la «marmotta» in gergo, trovato dentro una felpa buttata dietro il sedile del passeggero. Esplosivo fai da te, ma perfetto per far detonare i bancomat: per innescarlo, basta infatti una semplice scarica elettrica. E per fare ciò sono sufficienti alcuni cavi elettrici da collegare a una batteria, come quella per scooter trovata sul furgone.
Insomma, tutto l'occorrente per il «mestiere» era stato caricato a bordo. E perfino un bilancino di precisione. Dal vano della ruota di scorta, inoltre, era spuntato anche un borsello con dentro 2.250 euro. Banconote con una leggera bruciatura sui margini. Forse il bottino di un colpo precedente. Degli uomini dell'esplosivo.
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