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Lutto

Addio a Luciano Petronio, l'avvocato rigoroso al fianco dei lavoratori

Addio a Luciano Petronio, l'avvocato rigoroso al fianco dei lavoratori

30 Ottobre 2025, 03:01

«Quella dell’avvocato è una professione bellissima (che ho preferito alla politica), se esercitata come ho fatto io. Usurante ma degna di ogni sforzo, della fatica che esige; difficile ma possibile. Bella quanto altre mai». Sono le parole che Luciano Petronio avrebbe pronunciato nel ricevere la prestigiosa «toga di diamante», che gli sarebbe stata assegnata fra qualche settimana come riconoscimento per i 60 anni della professione, vissuti tutti con passione e con l’attenzione sempre rivolta ai bisogni dei più deboli. Purtroppo, queste parole scritte di suo pugno Luciano Petronio non potrà pronunciarle, perché ha concluso ieri mattina, a 84 anni, il suo lungo e operoso percorso terreno. E il riconoscimento, conquistato sul campo, lo riceverà alla memoria.

Luciano Petronio ha diviso il suo impegno fra l’avvocatura (vissuta come professione ma anche come missione da avvocato della Cgil, difensore del movimento operaio dagli anni Settanta), e la politica, vissuta come passione da uomo di parte legato alla sinistra, militante del Pci fino alla svolta della Bolognina. E di questo doppio ruolo ne andava orgoglioso. «Sono sempre stato uomo di parte – ha scritto lui stesso - orgogliosamente e fermamente comunista. Ed è stato in genere su richiesta del sindacato o del partito che talvolta ho difeso enti datori di lavoro nel tentativo di assicurare il rispetto della legge».

In queste parole c’è tanto della filosofia di vita di un uomo rigoroso, radicalmente onesto, passionale e determinato, sempre corretto, anche verso la controparte. Giuslavorista di valore, riconosciuto anche oltre i confini di Parma, Luciano Petronio era nato in Calabria nel 1941 da una famiglia numerosa, tanto che fin da piccolo fu mandato in collegio a Salerno. A soli 17 anni conseguì la maturità classica con l’esame da privatista, e in seguito alla morte del padre medico, nel 1958 fu accolto a Parma nel collegio Agostino Berenini. Qui a 21 anni si laureò in Giurisprudenza con lode e cominciò a lavorare nello studio di Druso Parisi, ex partigiano, avvocato molto noto e autorevole esponente della sinistra parmigiana: un maestro che non dimenticherà mai.

In rappresentanza del Pci è stato amministratore di Ametag (la municipalizzata degli anni Sessanta), consigliere di amministrazione dell’Università e consigliere regionale per una legislatura. «È stato un grande uomo, un grande avvocato e per me un grande amico. La nostra amicizia non è stata neppure scalfita dal fatto di trovarci talvolta in tribunale su fronti opposti – è il commento del collega Luigi Angiello –. Con lui se ne va uno dei migliori avvocati di Parma dal dopoguerra a oggi».

Affettuoso il ricordo di Nando Bucci, già autista e sindacalista Tep e attivista del Pci: «Ci conosciamo da quando arrivò a Parma. Ci fu un tempo in cui io ero sindacalista alla Tep e lui avvocato dell’azienda, ma la stima reciproca non ne ha risentito. Ed è stato il mio avvocato tanto tempo fa, quando fui denunciato e poi assolto in occasione degli scontri presso la sede dell’Msi in via Maestri. Lo ricordo con affetto e rimpianto».

Roberto Fieschi lo ha conosciuto con i figli alle elementari, alunni del maestro Ulisse Adorni. «Abbiamo presto scoperto un’affinità politica e una comunanza di idee, che hanno creato un legame familiare molto stretto, con partite a carte, cene e vacanze - ricorda Fieschi –. Ho un’unica delusione: non sono riuscito ad insegnargli a nuotare».

«Con Petronio ho gestito le prime cause in Cgil per difendere i lavoratori in difficoltà – fa notare Patrizia Maestri –. Per la Cgil era un valore aggiunto. Non era malleabile e non risparmiava le critiche, ma era capace, intelligente e umano».

Valerio Bersiga, militante Pci e dirigente Cgil ricorda le serate insieme alle Feste dell’Unità e le battaglie per contrastare i licenziamenti ingiustificati dei delegati sindacali, oltre alla memorabile causa che riconobbe miglioramenti salariali ai braccianti agricoli. «È stato il più grande avversario che mi sia capitato di incontrare sulla mia strada – ricorda Lucia Silvagna – io difendevo le aziende e lui i lavoratori. Era speciale, autorevole, capace, insomma un maestro».

Luciano Petronio era speciale anche per la sua famiglia. «Il nonno – ricordano i nipoti Federico, Rosa, Marco, Francesco e Lucia – era tanto risoluto come avvocato, quanto affettuoso e sempre presente come nonno. Era appassionato di arte, teatro, musica classica, ed era un grande lettore. Il libro era il suo regalo di Natale e di compleanno. Adorava le penne stilografiche e le usava con l’inchiostro verde, in ricordo di Togliatti, suo mito politico».

Luciano Petronio lascia la moglie Vitta, i figli Carlo e Andrea, i nipoti e la sorella Nennella. Per chi vuole rendergli omaggio, la camera ardente è allestita oggi a casa, in via Chiaviche 118, mentre le esequie si celebreranno con rito civile domani mattina alle 11 presso al tempio della cremazione a Valera.

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