OMICIDIO DI SANT'ANDREA
Sant'Andrea Bagni Avevano discusso anche quella sera, Marina Cavalieri e il marito. I soldi che ormai entravano a singhiozzo, i figli che non erano arrivati e il desiderio di lei, ancora irrealizzabile, di andare in pensione: lamentele, rivendicazioni, accuse e contraccuse che altre volte erano risuonate nella grande casa di Sant’Andrea Bagni. «Quando ci siamo coricati, mi sono avvicinato per fare pace, ma lei mi ha allontanato», aveva spiegato Giovanni Vascelli davanti alla Corte d'assise. Quella notte, tra il 21 e il 22 ottobre 2024, si era poi alzato, e Marina, 62 anni, si sarebbe lamentata del rumore, così la discussione era continuata ancora un po'. Infine, il silenzio. Prima di quei tre colpi con la carabina tenuta sotto il letto, dopo il furto avvenuto nei mesi precedenti: due alla nuca e l'ultimo all'occhio destro. Un delitto «frutto di un impulso soppressivo momentaneo», scrivono i giudici che lo scorso 22 settembre hanno condannato Vascelli a 18 anni. Ma nelle motivazioni della sentenza, depositate nei giorni scorsi, sottolineano «la futilità del movente», precisando che «l'azione omicidiaria è apparsa pertanto sostanzialmente immotivata, nella sua manifesta abnormità rispetto alla modestia della discussione che l'ha preceduta». Un litigio «non particolarmente violento», si precisa.
Polvere e spari «indizi imprecisi»
Nessuna premeditazione, secondo i giudici, che peraltro non è mai stata contestata. E quegli spari che una vicina aveva sentito nei giorni precedenti provenire dalla casa? Non solo. Polvere da sparo era stata trovata sulla finestra della stanza accanto alla camera da letto. L'ipotesi inquietante poteva essere quella che Vascelli si fosse «preparato» per l'omicidio. Ma per la Corte si tratta di «indizi tecnicamente non precisi» per ipotizzare una sorta di «prova generale del delitto».
Il perché delle attenuanti
E a Vascelli, 66 anni, sono state riconosciute le attenuanti generiche prevalenti sull'unica aggravante messa nero su bianco, ossia quella del rapporto coniugale. Anche la pm Cecilia Baravelli aveva detto sì alle attenuanti, ma equivalenti all'aggravante, chiedendo una condanna a 23 anni. La Corte d'assise ha «premiato» la decisione di Vascelli di confessare subito il delitto, «dimostrando sincero pentimento anche nel corso dell'istruttoria dibattimentale», si legge nella sentenza. Ma i giudici hanno anche evidenziato l'atteggiamento processuale, visto che la difesa (gli avvocati Francesco Mattioli e Beatrice Stocchi) ha dato il consenso all'acquisizione di tutti gli atti di indagine, oltre che la scelta di risarcire i parenti di Marina, a cui sono stati ceduti la casa di Sant'Andrea e un terreno. Inoltre, Vascelli era incensurato.
Lo stato di confusione mentale
Eppure, dopo l'omicidio Vascelli sale sull'auto della moglie, dopo aver inviato con il telefonino di Marina un messaggio a una collega della donna dicendo che quella mattina non sarebbe andata al lavoro perché non stava bene, poi butta nei campi il cellulare e se ne va all'Argentario, dove verrà fermato due giorni dopo. Ma i giudici mettono in evidenza come avrebbe potuto cercare di depistare o cancellare le tracce del delitto, mentre il fucile, per esempio, viene ritrovato sotto un materasso nella stanza accanto alla camera da letto. «La sua “fuga” all'Argentario, pertanto - scrivono i giudici - più che indicativa della volontà di sfuggire alle conseguenze del delitto, è parsa piuttosto il frutto della disperazione e dello smarrimento, di uno stato di profonda confusione mentale, nonché del bisogno di espiazione e di vicinanza con la defunta, quest'ultimi rintracciabili nella scelta di quel preciso sito, legato a ricordi comuni».
«Lei non ha potuto difendersi»
Riduzione di pena, dunque, per Vascelli, grazie alla concessione delle attenuanti prevalenti sull'aggravante, ma non massimo sconto. Ciò che ha pesato nella decisione della Corte è stata, in particolare, la «futilità del movente». Ma, aggiungono i giudici, «non può neppure essere trascurato il fatto che Vascelli ha approfittato del fatto che la Cavalieri stesse dormendo. Tale circostanza, se da un lato ha verosimilmente evitato alla vittima la sofferenza di ciò che il marito stava per compiere, dall'altro configura una situazione di obiettiva minorata difesa».
Era accanto all'uomo con cui aveva condiviso la vita. Si fidava.
Georgia Azzali
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