Telemetria
Telemetria e nuove tecnologie in campo per sconfiggere la vespa velutina.
I tecnici dell’associazione Apicoltori Reggio Parma sono entrati in azione in tre diversi comuni montani, catturando alcuni esemplari di queste vespe così da farsi condurre fino ad alcuni nidi che sono poi stati distrutti per evitare gravi danni alle colonie locali di api e alla produzione di miele.
Dopo l’avanzata della peste suina, che si trasmette attraverso gli spostamenti dei cinghiali, e dopo gli spostamenti di lupi e di sciacallo dorato che affrontano sempre più spesso le aree antropizzate, è purtroppo arrivata un’altra insidia.
La vespa velutina nigritorax è un calabrone originario del sud-est asiatico, un temibile predatore che, fra tarda estate e inizio autunno, sopperisce alla necessità di proteine aggredendo le api da miele che, impaurite, non escono più dagli alveari e non riescono così a procurarsi le scorte alimentari indispensabili per affrontare l’inverno. La velutina, ampiamente diffusa in India, Indocina, Cina e Giava, negli anni recenti (la prima registrazione risale al 2005), è stata accidentalmente introdotta nella zona meridionale della Francia e da lì si è diffusa in Spagna, Portogallo, Belgio e Italia. Le api che non vengono aggredite e consumate come alimento dal calabrone asiatico, possono morire per il freddo invernale e la scarsità di provviste.
Per tenere sotto controllo l’invasione del calabrone, l’associazione Apicoltori Reggio Parma ha messo in campo una rete di monitoraggio costituita da 130 allevatori in provincia di Parma.
Per contrastare la diffusione dell’insetto dannoso viene utilizzata anche la telemetria, legando un radiotrasmettitore entomologico al torace delle vespe che, una volta rilasciate dopo la cattura, fanno ritorno al nido così da permetterne la neutralizzazione.
La percentuale di successo è elevata ma la telemetria è una operazione complessa che richiede lo sforzo di diverse persone.
Nei giorni scorsi la telemetria è stata sfruttata a Bedonia, Santa Maria del Taro e Tornolo, zone in cui è attiva la produzione del miele di montagna. Sono stati trovati tre diversi nidi di dimensioni generose, sospesi a diversi metri di altezza su alcune piante, che sono stati distrutti grazie alla collaborazione tra i tecnici e volontari dell’associazione e un gruppo di esperti coordinati dalla dottoressa Laura Bortolotti del gruppo ricercatori dell’Università di Pisa e Firenze (Crea-Aa), grazie ai tecnici di Toscana Miele, di Arpat, dell’associazione Le Nostre Api e di Apap.
Il presidente dell’associazione Apicoltori Reggio Parma, Roberto Reggiani, ringrazia tecnici e volontari del territorio che da tempo si impegnano nelle attività di monitoraggio e contrasto, con l’augurio che questa nuova ed innovativa tecnica di contrasto sia di buon auspicio per rallentare la diffusione della vespa velutina.
Silvio Marvisi
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