Il caso
Dall'omissione di soccorso all'urgenza d'essere soccorsa fu questione di minuti. Ricercata per aver appena provocato un incidente, una donna fu trovata nel bagno di casa propria, a terra priva di conoscenza, vittima di un'overdose. A soccorrerla per primi, furono i carabinieri costretti a sfondare la porta. Poi, la corsa all'ospedale. Si salvò, la 45enne reggiana. E ora, dopo averlo fatto il suo fisico per primo, è stata la giustizia a chiederle conto delle sue azioni. Ieri la donna è stata condannata a un anno e due mesi dalla giudice Francesca Merli, due mesi in meno di quanto richiesto dalla pm Marirosa Parlangeli. L'avvocata Karima Tassa aveva sostenuto invece che la propria assistita non si fosse accorta di nulla. La pena è stata sospesa, così come la patente (per due anni).
Chissà se stavolta basterà, per tenerla alla larga dal volante. Quattro anni fa non fu così. Erano da poco trascorse le 15 del 4 ottobre del 2021, quando, alla guida di una Bmw, con la parte anteriore destra urtò la moto condotta da un ventenne parmigiano sullo Stradone, poco dopo barriera Farini (in direzione Petitot). Il giovane rovinò sull'asfalto in un attimo. Non si ruppe nulla: se la cavò con lesioni ed escoriazioni per sette giorni di prognosi. Ma la 45enne non poteva saperlo.
Alla scena assistettero alcuni pedoni e un automobilista che pochi istanti dopo si accostò a destra della Bmw costretta a fermarsi al semaforo pedonale a metà dello Stradone. «Ma non ha visto che ha fatto cadere un ragazzo in moto poco fa?» disse alla donna, attraverso i finestrini abbassati. Lei rispose di non aver visto nulla e che al massimo era stato lui ad andarle contro.
Quindi, quasi per affrettare la partenza da quel luogo tutt'altro che «comodo», innestò la marcia, fino ad appoggiarsi al paraurti dell'auto che la precedeva. Il guidatore di quest'ultima scese e constatato di non aver avuto danni, ripartì. A questo punto, cominciò lo slalom della 45enne nel traffico. Il testimone provò a seguirla per un po', per poi fermarsi lungo viale Pier Maria Rossi, una volta fotografata la targa della Bmw, temendo di essere coinvolto in un incidente.
L'auto non era della donna. La 45enne (alla quale la patente era stata sospesa per guida sotto l'effetto di stupefacenti) aveva sottratto le chiavi dalle tasche dell'amico con il quale aveva trascorso la notte, nel Reggiano. Lui, a sua volta, l'aveva avuta in prestito da un commerciante. Scoperto il furto delle chiavi, era stato dato l'allarme, temendo (come in realtà era stato) che la donna fosse andata a Parma per rifornirsi di eroina. In pochi minuti, i carabinieri erano arrivati alla casa della donna. Inutile bussare alla porta del bagno nel quale si era chiusa. Dal buco della serratura, i militari scorsero il corpo della 45enne a terra. Sfondata la porta, le tolsero la siringa dal braccio e chiamarono i soccorsi.
Roberto Longoni
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