Il caso
Come l'abbia fatta viaggiare per oltre mille chilometri, lui solo lo sa. Avvolta in un sudario e nascosta tra i bagagli nel retro del furgone? Oppure vestita di tutto punto e poi trattenuta dalla cintura di sicurezza sul sedile accanto, come se dormisse. Chissà - se è davvero così che le ha fatto attraversare mezz'Europa - se ha mai sperato in tante ore che da un momento all'altro la mamma riaprisse gli occhi, lei che non poteva farlo, perché era morta.
Assurdo, certo, ma al dolore per la perdita di una madre si reagisce anche con illusioni che rasentano la follia. In questo caso, un ucraino 39enne è andato oltre, reagendo con una lucida follia che rasenta il Codice penale. Anzi, vi fa irruzione. L'uomo è infatti accusato di sottrazione di cadavere. Un reato per il quale sono previsti dai due ai sette anni di reclusione. Pene che possono essere aumentate, se il cadavere viene fatto sparire da cimiteri o da altri luoghi di sepoltura.
Chissà se tra questi sono contemplati anche le morgue degli ospedali, perché è da qui, dalla stanza 5 del reparto di necroscopia del Maggiore, che è stata fatta volatilizzare la salma di una 75enne di origini ucraine. Spirata alle 19,20 di sabato 14 maggio 2022, l'indomani mattina non c'era più. A portarla sarebbe stato il figlio allora 36enne.
Il furgone, l'aveva comprato pochi giorni prima da un artigiano della Bassa. Non è dato sapere se avesse già in mente che cosa ne avrebbe fatto di lì a poco. Che la carrozzeria fosse bianca e non nera - color del lutto - lascia spazio all'ipotesi che tutto sia poi stato improvvisato. Ossia che il furgone sia stato trasformato da veicolo commerciale a carro funebre per un colpo di testa.
«Sono venuto a prendere mia madre!» avrebbe esclamato lui, facendo irruzione in ospedale. Impossibile, gli fu risposto. In questo caso, due volte impossibile, perché la donna era morta in seguito alle complicanze legate al coronavirus nel reparto Covid di Clinica geriatrica: per questo sarebbe stata portata nella stanza 5 del reparto di necroscopia. «Dovrà contattare un'impresa specializzata» fu risposto all'uomo, che appunto si era presentato con un furgone bianco.
L'indomani, domenica, fu un altro figlio della defunta a chiamare in ospedale, per avvertire che il fratello stava portando la salma della madre in Ucraina, per farla seppellire in patria: era già quasi alla frontiera. Alle labbra di qualcuno riaffiorò l'aggettivo impossibile, che questa volta fu smentito. Nella stanza 5 il cadavere non c'era più. La porta principale del padiglione di Anatomia patologica era aperta, nonostante il pulsante dell'ingresso interno della camera mortuaria sia tutt'altro che facile da raggiungere da parte di chi non sia pratico. Invece, nel silenzio, era sparita la salma ed era sparito il figlio.
La guerra in Ucraina era scoppiata solo due mesi e mezzo prima. Era ipotizzabile che l'uomo fosse rimasto intrappolato nel Paese d'origine, se davvero era riuscito a rientrarvi per seppellire la mamma. I maschi ucraini tra i 18 e i 60 anni non possono espatriare da quando è cominciato il conflitto: possono al massimo rientrare.
E invece, a sorpresa, il 39enne è stato rintracciato in settembre a Vicenza. Ha eletto domicilio a Parma a chi gli diceva che doveva ricevere notifiche dal tribunale, ma l'altro ieri risultava di nuovo irreperibile. E così il gip è stato costretto a rimandare l'udienza preliminare a febbraio. Ora come ora sembra una caccia al fantasma. Che ha fatto sparire un defunto.
Roberto Longoni
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