CONDANNA
Si era svegliata. Ed era scesa in strada andando spedita verso l'auto. Si ricordava benissimo di averla posteggiata sotto casa, il giorno prima, accanto alle campane del vetro. Ma in quel momento si era materializzato l'incubo di tanti: la macchina era sparita. Il mistero, tuttavia, si era (purtroppo) dissolto poco dopo, quando era entrata nella caserma di viale delle Fonderie: la sua auto, le avevano detto subito, era stata ritrovata dalla polizia in tutt'altra parte della città. Riapparsa, ma ridotta a un ammasso di lamiere bruciate. Già in quel momento nella mente di Daria (la chiameremo così) era comparso un nome, eppure era propensa ad escludere che fosse lei la responsabile: la donna che aveva preso il suo posto accanto all'ex fidanzato. Ma il presentimento era giusto, confermato poi dalla scienza, perché tracce di Dna della rivale saranno trovate all'interno della macchina.
E l'altro ieri la donna - 32enne, albanese - è stata condannata dal giudice Nicola Giusteschi Conti a 8 mesi per danneggiamento seguito da incendio, come richiesto dalla pm Elena Riccardi. La pena è stata sospesa ed è stata disposta la non menzione nel casellario giudiziale. Il giudice ha anche condannato la 32enne al risarcimento della donna, da stabilirsi in sede civile, che si era costituita parte civile, assistita dall'avvocato Daniele Carra.
Da via Pio La Torre, in zona Montebello, a strada Ognibene, dalle parti di via Langhirano: l'auto era stata spostata di alcuni chilometri prima di prendere fuoco. Fiamme dolose, e lo avevano capito fin da subito i vigili del fuoco, chiamati da due passanti verso le 10,30 di quella sera di dicembre del 2019: sui tappetini della macchina c'era una tanica in plastica da 20 litri con alcuni rimasugli di benzina. Non l'unico dettaglio importante, perché sui sedili posteriori era spuntato anche un giubbetto nero da donna.
Elementi significativi, tuttavia non determinanti per dare un volto al piromane. Bisognava procedere con le analisi scientifiche, ma era era necessario anche capire quale fosse il mondo di Daria. E lei aveva raccontato in Questura di una storia finita pochi mesi prima. Una relazione conclusa, ma anche la nascita di una nuova amicizia con una giovane, quattordici anni meno di lei, che aveva lavorato come colf nella casa in cui aveva vissuto con il compagno.
Tuttavia, la vicinanza era durata solo un paio di mesi, perché poi Daria aveva notato atteggiamenti un po' ambigui da parte della donna. Un'alleanza sempre più stretta con il suo compagno, che le aveva messo in testa una serie di dubbi.
Così l'amicizia era finita. Ed erano cominciati i problemi. Daria si era ritrovata una denuncia per stalking da parte della donna, sfociata negli anni successivi in un'assoluzione per totale incapacità di intendere e volere.
Procedimenti giudiziari, ma anche accuse e contraccuse tra le ex amiche. E al centro lui, il compagno che avrebbe preferito una all'altra. Ma proprio grazie all'indagine in cui era stata coinvolta la 32enne, si è riusciti ad avere la certezza che fosse suo il Dna isolato nell'auto bruciata. Le tracce, in un primo tempo ignote, hanno trovato un nome.
Georgia Azzali
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