Vicolo Grossardi
Da fuori, la porta neanche si vedeva, ieri sera tante erano le persone raggruppate davanti al civico 8 di via Grossardi. In sottofondo, la voce di Loredana Bertè, che accoglie chi arriva: «Non sono una signora, ma una per cui la guerra non è mai finita».
La musica rimbomba e anticipa l'energia che si trova appena salite le scale del centro antiviolenza, che ieri sera ha aperto le porte a tutta la cittadinanza. Sulla porta di quello che, a tutti gli effetti, è un grande appartamento si trova subito un cartello: «Il Centro antiviolenza non è un servizio, ma un percorso di libertà che lì ha inizio».
Basta guardarsi attorno per capirlo. Le pareti piene di murales colorati raccontano l'anima di quel posto, che è a tutti gli effetti casa. Anche gli uffici, che servono quotidianamente per l'accoglienza e gli incontri con le operatrici, hanno una forte vocazione familiare. Sedie comode, cuscini, libri ovunque, vasi e piante. Anche manifesti e quadri realizzati dalle stesse donne impegnate nel percorso di uscita dalla violenza. Foto evocative, scritte come monito: «Decostruiamo l'amore romantico». E poco più in basso un altro poster: «Quando esco voglio sentirmi libera e non coraggiosa».
In una delle tre stanze adibite per i colloqui, ci sono Liliana Di Ventura e Alessia Filippi, volontarie del centro antiviolenza. «È dal 2008 che do il mio contributo al Centro - afferma Di Ventura -. Mi occupo delle case di accoglienza, in cui ci facciamo carico anche di necessità immediate: nessuna deve essere lasciata sola». In questi anni, Liliana ha conosciuto tante storie di sofferenza. «Ho visto persone arrivare senza nulla, qualcuno anche senza scarpe, bambini compresi - continua la volontaria -. Cerchiamo di aiutare chi arriva a 360 gradi: da qui la vita di molte può ripartire». E dato che la libertà riparte anche dall'amicizia, il Centro antiviolenza organizza tanti laboratori tra collage, arte, fotografie, quadri da realizzare. Alessia Filippi è una delle referenti di queste iniziative: «Grazie ai laboratori manuali, sostenuti anche da Fondazione Cariparma, creiamo una rete fra le donne. In altro modo, non potrebbero conoscersi tra loro». Cosa l'ha spinta a diventare volontaria? «La rabbia - ci mette un secondo a rispondere Filippi - e il desiderio di poter fare davvero qualcosa di utile per la libertà delle donne».
L'impegno del Centro è quotidiano: «Il centro antiviolenza cerca di aiutare le donne nel modo più efficace possibile - afferma Samuela Frigeri, presidente del Centro -. E non lo fa con interventi di tipo neutro, ma di matrice femminista: da noi la donna è completamente autonoma e può scegliere quando, quanto e come rivolgersi a noi. Anche così si costruisce la fiducia».
Gli stessi spazi che ogni giorno accolgono decine di vite in ripartenza, ieri hanno ospitato volontarie, operatrici, ma anche persone curiose di conoscere da vicino la realtà di vicolo Grossardi. Donne e uomini di ogni età. C'è anche Carlo Bressan, uno studente dell'Università di Parma: «È giusto essere qui, anche per dare un messaggio - commenta -: la lotta contro la violenza di genere è la lotta di tutti, uomini compresi». Intanto fuori dalla porta il gruppo è diventato sempre più folto: «Simbolo concreto della vicinanza della città».
A.P.
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