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Il bilancio del questore che lascia Parma

Di Domenico: «Due anni e mezzo per rendere Parma più sicura»

Di Domenico: «Due anni e mezzo per rendere Parma più sicura»

28 Novembre 2025, 03:01

Sulla scrivania al primo piano di borgo della Posta spicca, come sempre, la carpetta dei documenti in attesa della firma mentre sullo schermo del pc lampeggiano gli articoli dell'ennesima circolare.

Tutto come sempre, in teoria, ma ci sono dettagli che rivelano che questo non è un giorno come gli altri: parecchi ripiani delle librerie alle pareti sono stranamente deserti e in un angolo sono accatastati grossi scatoloni. Sono quelli che dovranno accogliere a breve pacchi di documenti, faldoni. Idealmente anche molti ricordi.

«Queste sono le mie ultime ore in città e ovviamente si tratta di un momento particolare – spiega Maurizio Di Domenico che si prepara a lasciare, per raggiunti limiti d'età, il ruolo di questore di Parma. E' il momento di un trasloco: ma anche anche l'occasione giusta per un bilancio.

«Lascio l'incarico e porto con me il ricordo di una bellissima città, di un luogo in cui gli abitanti esprimono un forte senso civico e in cui le istituzioni collaborano e agiscono con proficua sinergia – sottolinea Di Domenico facendo scorrere lo sguardo intorno nella stanza dove ha operato negli ultimi due anni e mezzo. - Ma con Parma ho creato un legame particolare e rapporti importanti: per cui la relazione non si interromperà certamente con oggi».

Come è normale che sia quando il lavoro finisce per coincidere con la vita: e per chi è chiamato a gestire la sicurezza di una intera collettività di tempo libero ne resta davvero poco.

«Quando mi sono insediato, a metà maggio del 2023, ho cercato di capire quale fosse la situazione e ho immediatamente compreso che occorreva potenziare la presenza dei poliziotti sul territorio, incrementare gli uomini in divisa per le strade», spiega il questore che, prima che a Parma ha operato a Siena, Genova, Vercelli. «Ho quindi aumentato il personale delle volanti, ho fatto in modo che ci fossero sempre due funzionari per turno. Una città come Parma lo richiedeva. E credo che i risultati si siano fatti sentire».

Sono iniziati quindi i servizi straordinari nelle zone più calde, i controlli con gli agenti della questura e i rinforzi da Reggio e il supporto della polizia locale, le attività di monitoraggio delle aree indicate negli esposti dei residenti preoccupati.

«Ci siamo focalizzati sulla prevenzione della microcriminalità e sulla repressione di certi fenomeni come lo spaccio. E i numeri lo dimostrano: gli arresti in questi due anni e mezzo sono stati 408 e oltre 2600 le denunce, abbiamo chiuso dieci locali che creavano problemi di ordine pubblico e ci siamo concentrati sul tema della immigrazione che in una città dove ci sono 65mila stranieri regolari può creare, in alcuni casi, anche delle difficoltà».

Quasi centoventi sono state infatti le espulsioni, centodieci gli accompagnamenti ai Cpr e oltre quarantacinque quelli alla frontiera mentre, a corollario, si è è anche investito nella gestione delle pratiche, nello snellimento della burocrazia.

Un aspetto questo che può spesso apparire di secondo piano. Ma che è, invece, fondamentale.

«Pensiamo al tema dei passaporti: era una emergenza molto sentita e ora è risolto. Chi debba oggi richiedere il documento lo avrà nei tempi ordinari». Per farlo è stato necessario incrementare le risorse dedicate. Ma sempre, bilanciamento non facile, senza sguarnire altre funzioni.

«Abbiamo dovuto gestire l'ordine pubblico, con campionati di calcio di alto livello ma riuscendo, in complesso, ad evitare particolari problemi. E quando ci sono stati episodi inaccettabili siamo intervenuti con fermezza: i novantatre Daspo totali emessi ne sono un indicatore».

Ma il problema, e il questore Di Domenico lo sa bene, non è solo di Parma. Ma del nostro intero mondo che sta cambiando.

«Ci siamo occupati di due casi di stranieri che si stavano radicalizzando ma anche di lotta alla criminalità organizzata come nel caso di un 'ndranghetista a cui abbiamo, insieme alle fiamme gialle, sequestrato un milione di euro di beni ma in particolare abbiamo lavorato per prevenire possibili nuovi delitti: gli avvisi orali sono stati oltre quattrocentottanta e centossessantasei gli ammonimenti e nel caso di soggetti considerati socialmente pericolosi abbiamo attivato sette sorveglianze speciali di pubblica sicurezza. Insomma, abbiamo fatto il massimo. Si poteva fare di più? Probabilmente si; ma abbiamo la coscienza a posto di chi sa di essersi impegnato fino in fondo. Come so di lasciare al mio successore una macchina efficiente e ben rodata».

Una meccanismo che a giorni passerà sotto la guida dell'ex questore di Cuneo, Carmine Rocco Grassi, e che Di Domenico giudica, nonostante le critiche da parte di alcuni, adeguato alle esigenze della nostra collettività. «Con le risorse disponibili abbiamo sempre garantito le risposte necessarie e assicurato, in moltissimi casi, i responsabili dei reati alla giustizia. Siamo consapevoli che stiamo vivendo un periodo di forte evoluzione e che quello che prima era straordinario ha finito per diventare, in molti casi, una scomoda e preoccupante normalità. Per questo, senza nessuna animosità mi sento di dire che mi sono apparse fuori luogo alcune polemiche politiche: ma la politica non è il nostro mestiere, il compito della polizia di Stato è lavorare per collettività. E oggi, nel momento in cui sto per congedarmi da Parma, mi sembra giusto dire che noi abbiamo cercato sempre di fare la nostra parte. Come d'altra parte recita il nostro motto: “esserci sempre”. Ecco, quello che mi piace pensare e sottolineare è l'impegno ad una presenza costante a fianco della gente. E questo è stato valido per il presente lo sarà anche per il futuro».

Luca Pelagatti

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