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concerto al TEATRO REGIO

Cristiano De André: "Mio padre schierato dalla parte dei deboli"

Cristiano De André: "Mio padre schierato dalla parte dei deboli"

di Elena Mangiarotti

02 Dicembre 2025, 03:01

Non potremo più ascoltare dal vivo il cantautore che più di ogni altro ha dato voce agli emarginati, capace di mostrare la bellezza dove nessuno l’avrebbe cercata. Eppure ieri sera, chiudendo gli occhi per un attimo, sembrava di risentire quella stessa «Crêuza de mä» di Fabrizio De André.

La voce era quella di Faber, ma a cantare era il figlio Cristiano. Al Teatro Regio, durante lo spettacolo «De André canta De André – The Best of Tour Teatrale», il musicista ha reso omaggio con successo al padre Fabrizio, ridando vita ad alcune delle canzoni del suo enorme repertorio. Cristiano De André ha restituito ai brani lo stesso timbro profondo e intenso del loro autore, che ha saputo fondere nella musica melodia, poesia e filosofia. Ma non si è limitato a una semplice interpretazione. Ha suonato e presentato arrangiamenti originali dei pezzi, passando dalla chitarra acustica ed elettrica al bouzouki, dal pianoforte e al violino. Ad accompagnarlo sul palco sono stati Ivano Zanotti alle batterie e gli inseparabili musicisti Osvaldo di Dio alle chitarre, Davide Pezzin al basso e Luciano Luisi alle tastiere. «Avevo ri-arrangiato alcune canzoni di mio padre. Gli erano piaciute e mi aveva chiesto di lavorare anche ad altri pezzi», ha spiegato l’artista durante il concerto. «Purtroppo il tempo non c’è stato - ha continuato - quindi ho deciso di farlo da solo nei quattro volumi ‘De André canta De André». Lo spettacolo, che raccoglie il meglio di questi album, diventa memoria attiva per coloro che hanno amato le canzoni di Fabrizio De André e scoperta per chi non ha mai potuto assistere a un suo concerto. Ed è proprio questa la missione che Cristiano dice di sentire quasi come un dovere: far risuonare ancora le canzoni di suo padre dal vivo, nei teatri, per farle respirare a chi non ha potuto goderne abbastanza. Un modo per custodire e tramandare non solo la musica, ma lo spirito deandreiano, fatto di una lettura profonda e anticonvenzionale della vita, di una morale che prende le distanze da ogni forma di ipocrisia, in cui la direzione auspicata è quella «ostinata e contraria».

Tra canzoni in dialetto genovese, conosciuto dal padre quanto dal figlio, pezzi celebri come «Il Pescatore» o «Bocca di rosa», e brani più intimi come «Amico fragile», Cristiano racconta quella che era la visione di Fabrizio De André. «C’è un fil rouge nella musica di mio padre ed è la coerenza, l’ansia di giustizia, di chi è sempre schierato dalla parte dei deboli, l’idea che non esistano poteri buoni e che solo l’amore e la compassione possono davvero salvare il mondo».

Elena Mangiarotti

© Riproduzione riservata

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