VIA EMILIA
La persona giusta al momento giusto. Così gli era sembrata quando, nel novembre 2024, aveva ricevuto quella telefonata inaspettata: si era presentato con il nome di Adelio e, senza troppi preamboli, gli aveva chiesto, dopo aver visto online di cosa si occupasse la sua azienda, se fosse interessato all'acquisto di erba sintetica, quella con cui vengono pavimentati i campi da calcio e padel. Perché è proprio in questo settore che l'imprenditore, bresciano, opera ormai da diversi anni.
Un'ottima occasione, o almeno così pareva, perché il venditore aveva ritirato l'erba sintetica a un'asta: migliaia di metri quadrati che avrebbe potuto consegnare in tempi brevi. E così aveva accettato: anche l'appuntamento a Parma, a più di 100 chilometri da casa, nell'area ex Salamini. Ma quel 13 dicembre lo ricorderà per sempre: nemmeno un filo di erba sintetica, 15mila euro spariti e un ginocchio mezzo distrutto per essere rimasto attaccato per quasi 300 metri alla portiera di un'auto che filava via. Nel giro di pochi giorni, però, sia il fantomatico Adelio (un 50enne bergamasco) che il complice (40enne, originario di Pisa), con lui quella mattina di dicembre, entrambi pregiudicati, sono stati identificati dai carabinieri. Accusati di concorso in rapina e lesioni, hanno fatto due scelte processuali diverse: il 50enne, che nel frattempo ha provveduto a risarcire il danno, ha patteggiato 2 anni, 3 mesi e 600 euro di multa, mentre l'altro è stato condannato con rito abbreviato a 1 anno, 10 mesi e 450 euro di multa.
Appuntamento alle 8 in una zona decentrata, quel 13 dicembre. Ma, tutto sommato, andava bene anche all'imprenditore bresciano, che aveva deciso di farsi seguire da un amico con un camion, vista la grande quantità di merce che avrebbe dovuto caricare. Sempre che quell'erba sintetica fosse di suo gradimento, visto che l'accordo era chiaro: «vedo la merce e poi decido».
Chiaro per l'imprenditore. Ma, a parte i convenevoli iniziali, Adelio si era mostrato subito dopo inflessibile: prima di tutto voleva vedere i soldi, perché diceva di essere stato truffato qualche settimana prima da un acquirente che gli aveva rifilato dei soldi falsi. Così, nonostante qualche perplessità, l'imprenditore aveva preso la busta, con all'interno i 15mila euro, e insieme ad Adelio era salito nella cabina del camion dell'amico per mostrare i contanti. Dopo aver visionato le prime banconote, però, il venditore aveva preteso di controllarle tutte prendendo così in mano l'intera busta. Che subito dopo aveva gettato fuori dalla portiera del camion, dove a raccoglierla c'era il secondo uomo, spuntato all'improvviso.
Spiazzati, sia l'imprenditore che l'amico avevano subito insistito per avere indietro i soldi, ma l'altro non aveva intenzione di cedere. E così era scattata la seconda parte del piano: Adelio aveva proposto di spostarsi con il camion in una zona non lontana, dove avrebbe mostrato il capannone in cui era depositata la merce. In tre sul mezzo, mentre il 40enne, con tanto di soldi, era sparito dalla vista in quel momento. Dopo alcune centinaia di metri, però, Adelio aveva detto di parcheggiare il camion perché lì c'era il capannone. Una volta scesi, l'imprenditore l'aveva seguito per un breve tratto, fino a quando aveva visto una Giulietta bianca con la portiera posteriore, lato guidatore, aperta. Questione di secondi, perché Adelio aveva cominciato a correre infilandosi poi nell'auto, mentre il complice aveva ingranato la marcia. L'imprenditore era scattato e si era aggrappato alla portiera. Aveva resistito per un po', lungo la via Emilia, finché si era trovato una pistola davanti agli occhi. Una mano sul volante, l'altra sull'arma. L'autista si era fatto capire. E lui aveva mollato la presa.
Ma Adelio e socio, e soprattutto la targa della loro Giulietta, avevano già lasciato troppe tracce.
Georgia Azzali
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