SUCCESSO IN ARGENTINA
C’è un filo che collega l’Argentina alla nostra terra. E nel suo intreccio vive la storia di Marika Semprini. Dopo un percorso iniziato con Miss Italia grazie alla fascia di Miss Emilia conquistata a Soragna nel 2012, i set fotografici milanesi e i banchi universitari a Bologna, l’attrice oggi è una delle voci emergenti più interessanti del cinema sudamericano, continente in cui vive da due anni e mezzo. Eppure, tra le esperienze internazionali e il successo in terra argentina, Marika porta con sé un radicamento profondo: quello della sua famiglia materna, originaria di Trecasali: «Parma mi è rimasta nel cuore», racconta. Un legame che riaffiora continuamente, anche nel suo modo di vivere e di recitare.
Che emozioni le ha dato il red carpet del Festival internazionale del cinema di Mar del Plata?
«Il red carpet è stato sicuramente affascinante. Ma la vera emozione è arrivata in sala: guardare negli occhi il pubblico, cogliere le risate, i commenti, sentire il loro coinvolgimento. Ho percepito di aver regalato un momento di spensieratezza e libertà».
Come si intitola il cortometraggio di cui è protagonista?
«Testarossa, per la regia di Nacho Sesma, dura 21 minuti e racconta l’incontro tra due sconosciuti che si parlano con sincerità. Interpreto Laura e con me ci sono Facundo Cardosi e Luis Machín. L’idea è che, a volte, riusciamo ad aprirci in modo più profondo e libero con persone che non rientrano nella nostra sfera abituale».
L’intero film è in bianco e nero. Una scelta molto forte.
«E' stato un gesto poetico del regista. Nacho voleva omaggiare le mie origini legate al cinema realista italiano. Abbiamo girato tutto in due notti, con un direttore della fotografia straordinario. C’è un’atmosfera che ricorda il cinema di Woody Allen, con Buenos Aires come cornice, dove cultura italiana e argentina si fondono in modo naturale».
In una scena lei cucina pasta aglio, olio e peperoncino: è un momento molto spontaneo.
«Perché era completamente improvvisato. Mentre cucinavo, mostravo la parte più emiliana che c’è in me. L’infanzia a Trecasali, le estati a Parma. Sono ricordi che porto dentro: un territorio elegante, accogliente, che mi ha formata senza neppure accorgermene».
Che ruolo ha avuto il nostro territorio nella sua giovinezza?
«Un ruolo molto importante. Ero circondata dall’affetto dei miei nonni materni. La forza di non cedere davanti alle avversità è nel mio Dna grazie a nonna Maria Luisa. Questo mio modo di essere educata, rispettosa, raramente sopra le righe, almeno spero di essere vista così (ride), mi accompagna ancora oggi. È una parte della mia identità che porto con orgoglio anche qui, dall’altra parte del mondo».
Le piacerebbe tornare a lavorare in Italia?
«Certo. Amo il mio Paese: vorrei tornare portando con me una parte del linguaggio cinematografico argentino. Qui c’è un modo diverso di raccontare. Scrivo, dirigo (quest’anno ha firmato la regia di uno spettacolo teatrale) e credo molto nei giovani: le arti devono essere accessibili a tutti, non a pochi».
© Riproduzione riservata
Gazzetta di Parma Srl - P.I. 02361510346 - Codice SDI: M5UXCR1
© Gazzetta di Parma - Riproduzione riservata