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Il Centro Antiviolenza sulla vicenda del Teatro Due

«Noi siamo da sempre da parte delle donne»

«Noi siamo da sempre da parte delle donne»

23 Dicembre 2025, 03:01

Le attrici vittime di violenza durante il corso al Teatro Due in una prima fase si sono rivolte al Centro Antiviolenza di Parma per avere aiuto. Ma a loro dire non hanno ottenuto il supporto sperato. Ecco, in una nota, la replica del Centro.

«Siamo profondamente amareggiate per quanto sta accadendo e per il modo in cui il nostro lavoro è stato raccontato e strumentalizzato nello spazio pubblico. Leggere che una donna non si è sentita accolta da noi è per tutte un motivo di dolore e di interrogazione. Il nostro lavoro nasce e si fonda sulla relazione tra donne, sull’ascolto e sul rispetto dei tempi, delle emozioni e delle scelte di ciascuna. Quando una donna vive un’esperienza che lascia ferite, smarrimento o ulteriore sofferenza, quel vissuto merita di essere riconosciuto e preso sul serio, senza giudizi né semplificazioni. La consulenza legale, all’interno di un centro antiviolenza, è solo una parte – spesso breve e complessa – di un percorso più ampio. Le avvocate volontarie forniscono informazioni necessarie e realistiche su ciò che comporta un eventuale percorso giudiziario, perché scegliere se procedere o meno è una decisione difficile che spetta solo alla donna, nella piena consapevolezza degli ostacoli che potrebbe incontrare. Informare non significa scoraggiare, ma restituire potere decisionale. Sapere è potere, e l’autodeterminazione è per noi un principio irrinunciabile.

Siamo sempre al fianco delle donne prima, durante e dopo queste scelte: quando ricevono informazioni che possono scuotere ulteriormente, quando emergono dubbi, paura o rabbia, quando il peso di ciò che hanno vissuto si fa più forte.

Ci dispiace profondamente che in questo caso una donna non si sia sentita libera o nelle condizioni di tornare a confrontarsi con le operatrici che l’avevano accolta, per rielaborare insieme quanto aveva ascoltato e il modo in cui l’aveva vissuto. Il suo dolore e la sua rabbia meritano rispetto. Non meritano, però, di essere usati per costruire una narrazione distorta che getta fango sui centri antiviolenza, ne mette in discussione la credibilità, il lavoro quotidiano e persino i finanziamenti che rendono possibile sostenere migliaia di donne sopravvissute alla violenza.

Quello che stiamo vivendo non è un confronto onesto, ma una macchina del fango che colpisce i presìdi concreti di supporto alle donne. Ed è particolarmente grave che ciò avvenga utilizzando il vissuto di una donna, invece di interrogarci collettivamente sulla solitudine, sulla violenza sistemica e sulle difficoltà reali che ancora oggi incontrano le donne che parlano».

Rimaniamo convinte che solo fuori dal clamore, dai sensazionalismi e dall’uso strumentale delle storie, sia possibile stare davvero accanto alle donne.

È lì che continuiamo a lavorare, ogni giorno, anche quando i riflettori si spengono e il silenzio torna a calare. Siamo arrabbiate, sì. Ma soprattutto siamo determinate a continuare a difendere spazi di accoglienza, ascolto e autodeterminazione, perché senza di essi a restare sole sono sempre e solo le donne.

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