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Il programma

Il 2026 dello sport tra Olimpiadi invernali e Mondiali di calcio

Il 2026 dello sport tra Olimpiadi invernali e Mondiali di calcio

03 Gennaio 2026, 03:01

Il 2026 dello sport, con il primo appuntamento di rilevanza planetaria rappresentato dagli Internazionali di Australia di tennis e finale già annunciata (Sinner-Alcaraz), vivrà soprattutto su due avvenimenti a scadenza quadriennale, che le esigenze dei tempi moderni hanno rivoluzionato. Il primo atto è rappresentato dai Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina, la terza edizione ospitata dall’Italia in 102 anni di storia, dopo quelle del 1956 (proprio Cortina) e del 2006 (Torino), assegnata dal Comitato olimpico internazionale il 24 giugno 2019, alle 18.04 (battuta la concorrenza di Stoccolma-Are).

Si comincerà venerdì 6 febbraio, con la cerimonia di inaugurazione all’interno dello stadio di San Siro, con uno spettacolo ideato e costruito dal direttore creativo Marco Balich, prima che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dichiari aperti i Giochi della XXV Olimpiade invernale. La cerimonia di chiusura si terrà domenica 22 febbraio all’Arena di Verona, che venerdì 6 marzo sarà teatro dell’apertura dei Giochi paralimpici. È il primo caso di un’Olimpiade realmente diffusa: l’area che comprende i 18 impianti dove si svolgeranno le gare e le cerimonia di apertura e chiusura è di oltre 22.000 chilometri quadrati. E un’Olimpiade obbligatoriamente decentrata comporta problemi logistici di non facile soluzione, perché le distanze fra le sedi delle gare sono consistenti (fra Milano a Cortina ci sono 400 chilometri) e i collegamenti, in attesa di verifica, appaiono quantomeno complessi, visto che si è fatto molto poco, per migliorare strade e linee ferroviarie. Eppure, il presidente della Fondazione, Giovanni Malagò, è convinto che «questi Giochi saranno un esempio per il futuro». In gara 3.500 atlete/atleti, provenienti da 93 Paesi; i titoli in palio sono 116 (in 16 discipline), mentre la Paralimpiade assegnerà 79 titoli (sei discipline) in nove giorni di gare (fino a domenica 15 marzo).

A Milano si svolgeranno le gare di hockey su ghiaccio, pattinaggio di figura e di velocità più lo short track; Cortina ospiterà lo sci alpino femminile (sulla pista delle Tofane), il curling nello stadio olimpico del 1956, più le gare di bob, skeleton e slittino allo Sliding Centre, costruito a tempo di record dall’impresa Pizzarotti. Bormio sarà il teatro delle gare di sci alpino maschile più quelle di sci alpinismo, mentre sci acrobatico e snowboard si svolgeranno a Livigno. Alla provincia di Trento sono destinate le prove di sci di fondo (Tesero), salto con gli sci e combinata nordica (Predazzo), con il biathlon che andrà in scena ad Anterselva. Non c’è soltanto la sfida organizzativa a tenere in apprensione l’Italia: più di 200 azzurri/azzurre cercheranno di battere il record di medaglie dell’indimenticabile Olimpiade norvegese di Lillehammer 1994, chiusa con 20 medaglie (sette d’oro, cinque d’argento, otto di bronzo). Le proiezioni dei tecnici indicano come traguardo di partenza la quota di 17 medaglie (2-7-8), quelle conquistate quattro anni fa ai Giochi di Pechino, ma ci sono le condizioni per andare oltre questo traguardo, a cominciare dalle prove di snowboard, biathlon e short track, dove entrerà in scena una delle portabandiera azzurre, Arianna Fontana, l’atleta che in assoluto ha vinto più medaglie olimpiche (11).

L’11 giugno a Città del Messico, Stadio Azteca (quello di Italia-Germania Ovest 4-3, 17 giugno 1970), con Messico-Sudafrica, si alzerà il sipario sul Mondiale del pallone: sarà il primo a 48 squadre (contro le 32 da Francia 1998) e il primo diviso fra tre Paesi (nel 2030 saranno la bellezza di sei), Canada, Messico e Stati Uniti, che ospiteranno la finale il 19 luglio, a East Rutherford nel New Jersey. Le 64 partite delle ultime sette edizioni diventeranno nientemeno che 104, uno sproposito, ma ormai la Fifa, guidata da Gianni Infantino, ha deciso di privilegiare la quantità rispetto alla qualità e di moltiplicare le partite in cambio di soldi. Il Mondiale per club, aperto a 32 squadre, a scadenza quadriennale, vinto dal Chelsea sul Paris St. Germain (14 giugno-13 luglio) e spalmato in undici città statunitensi, ha offerto uno spettacolo tutt’altro che entusiasmante, comprese le partite interrotte per paura dei fulmini, ma si procede senza ripensamenti e si giocherà in condizioni estreme per il caldo. L’aumento delle nazionali comporta un turno in più a eliminazione diretta per chi supererà la fase a gironi (si qualificano le prime due dei 12 gruppi di quattro squadre più le otto migliori terze), quindi si partirà dai sedicesimi. Chi arriva in finale dovrà giocare tre partite del girone, più cinque a eliminazione diretta, uno in più di quanto avvenuto finora. Il montepremi è sontuoso: superata quota 700 milioni di dollari (più 260 rispetto all’edizione 2022 in Qatar), la nazionale vincitrice tornerà a casa con 56,5 milioni, mentre chi esce nella fase a gironi potrà consolarsi con 10,5 milioni.

In questa proliferazione di partite, la nazionale italiana non è ancora sicura della qualificazione, dopo essere rimasta esclusa dalle edizioni 2018 (fuori nello spareggio con la Svezia) e 2022 (fuori con la Macedonia del Nord). Gli azzurri devono passare per la terza volta consecutiva attraverso i playoff. Il 26 marzo giocheranno a Bergamo contro l’Irlanda del Nord; se vincono, affronteranno in trasferta la vincente di Galles-Bosnia/Erzegovina. Non sono ostacoli insormontabili, ma la pressione è forte e in questi sensi, Rino Gattuso non si è nascosto. Il sorteggio di New York del 5 dicembre ha lasciato quattro X per le ultime quattro nazionali in cerca del biglietto di viaggio, ma ha già chiarito dove finirebbe l’Italia in caso di qualificazione: gruppo B e le avversarie sarebbero il Canada (a Toronto), la Svizzera (a Los Angeles) e il Qatar (a Seattle).

Con o senza Italia, il torneo riparte dall’Argentina campione quattro anni fa, dopo aver vinto ai rigori forse la più bella finale della storia del Mondiale, e dalla Francia ancora finalista, dopo il titolo del 2018 in Russia. C’è grandissima curiosità intorno al Brasile, allenato da Carlo Ancelotti, che non vince il titolo dal 2002 e che ha poi conquistato la semifinale soltanto nel 2014 (perdendo 1-7 con la Germania, una figuraccia storica): l’alto magistero calcistico del ct italiano potrebbero restituire alla Seleçao l’antico splendore, anche se al momento la nazionale più affidabile per arrivare fino in fondo sembra essere la Spagna, che ha vinto l’Europeo 2024, giocando un grande calcio. Da verificare se il Marocco ripeterà l’impresa del 2022, quando si era arrampicato fino al quarto posto.

L’allargamento del format ha portato alla fase finale anche quattro matricole: Curaçao (gruppo E), Capo Verde (H), Giordania (J) e Uzbekistan (K). Due i ct Italiani già sicuri di esserci: oltre ad Ancelotti, Fabio Cannavaro che guiderà l’Uzbekistan (K). Vincenzo Montella (Turchia) e Francesco Calzona (Slovacchia) sono nella stessa condizione di Gattuso: il loro destino è legato all’esito dei playoff. Di certo sarà un Mondiale adatto a chi soffre di insonnia nel Vecchio Continente: si giocherà anche nel cuore della notte, come piace alla Fifa.

Fabio Monti

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