Aveva 94 anni
Ha guardato dritto negli occhi centinaia e centinaia di parmigiani. Mirella Scorsonelli, una delle donne pioniere nella medicina oculistica di Parma, se n’è andata ieri mattina all’età di 94 anni, abbracciata dall’affetto dei suoi cari.
Una carriera medica di oltre cinquant’anni, soddisfazioni conquistate con determinazione e, per questo, assaporate ancora di più perché spesso esito di sacrifici fortissimi.
Parma non era la sua città: la tredicenne Mirella ci arriva, quando con i genitori - Emanuele di professione maestro e Giulia casalinga, originari della Sicilia - e il fratello maggiore Corrado, disertore di guerra, è costretta a lasciare Massa Carrara dove era arrivata la linea gotica nazifascista. Mirella e famiglia partono, cercando di raccogliere quel che possono, tra passaggi su carri bestiame e tratti percorsi a piedi, fino a Sarzana e, di lì, a Parma dove - si dice - «c’è più da mangiare, non solo pane nero».
Una volta a Parma, Emanuele si presentò in Provveditorato e fu subito accolto, trovò da lavorare, da mantenere la famiglia. Mirella e Corrado inseguivano entrambi il sogno di diventare medici. Per Corrado sarebbe stato più facile. Mirella, quando si iscrisse all'Università di Parma, era una mosca bianca: su 100 matricole, solo quattro erano donne. Lei poi era la più piccola, perché aveva fatto la primina e poi aveva unito quarta e quinta elementare in un unico anno. La cosa più difficile - raccontava - veniva però dopo la laurea: pochissime donne arrivavano alla specializzazione. Lo dimostra anche la foto-ricordo con la medaglia per i cinquant’anni di attività medica: lei, unica donna, in mezzo a un nugolo di colleghi maschi.
Determinazione (tanta) e pregiudizi vinti sul campo: le due cose che le fecero superare le difficoltà nella professione furono l'aver accettato di andare a fare l’oculista nelle scuole, girando tutta la provincia di Parma per visitare bambini e bambine, e la collaborazione all’Inail, dove - erano gli anni della ricostruzione- finì per togliere un gran numero di schegge dagli occhi dei lavoratori infortunati nei cantieri. Determinazione e dolcezza: il primo compito era tranquillizzare il paziente, grande o piccolo che fosse, entrare in empatia. Nel suo studio al numero 22 di via Garibaldi ha continuato a esercitare fino all’età di 84 anni, nell'ultima fase vedendo soltanto i pazienti storici, a cui era affezionata.
Rispettata nella professione, ha conciliato il lavoro con la famiglia: dopo il matrimonio nel 1970 con l’ingegner Ugo Brighenti (scomparso vent'anni fa), è diventata mamma prima di Marco e poi di Lucia. A entrambi i figli ha trasmesso quell’amore per la musica che le ha fatto compagnia ogni istante della vita, fino a pochi mesi fa quando, ancora, al pianoforte suonava le canzoni della giovinezza, «Parlami d’amore Mariù», «O sole mio» o i brani delle operette. Il sogno del conservatorio l’aveva dovuto abbandonare quando era stata sfollata, perdendo casa e pianoforte, ma l’amore per la musica quello no.
Il saluto terreno a Mirella Scorsonelli avrà luogo domani alle 10 nella chiesa di Maria Immacolata in via Casa Bianca, da lì al cimitero di Marore. Nella stessa chiesa, questa sera alle 19 si terrà un rosario.
Mara Pedrabissi
A Lucia Brighenti, storica collaboratrice del nostro giornale, al fratello Marco e ai familiari l'abbraccio affettuoso della «Gazzetta».
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