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L'impresa, uno dei pochi italiani cimentati nella competizione

Le cento miglia nel deserto di Walter Perotti

Le cento miglia nel deserto di Walter Perotti

16 Gennaio 2026, 03:01

Ogni giorno Walter Perotti è abituato a raccontare storie, a scegliere l’inquadratura giusta, a dare ritmo alle immagini. Ma questa volta è stato lui il protagonista del copione. Senza tagli, senza pause, senza possibilità di rifare la scena. Il suo set è stato il deserto del Sahara, la luce quella delle stelle, l’audio il respiro affannato di chi non vuole cedere.

Dal 9 al 14 gennaio scorsi il regista di 12 Tv Parma ha vissuto una delle sue trame più intense, partecipando alla «Mds Ultra», gara di 160 chilometri no stop nel cuore del Marocco.

La «Marathon des Sables Ultra», corsa organizzata in occasione del 40esimo anniversario della storica maratona che si corre tutti gli anni ad aprile, è un percorso di 100 miglia da completare con un tempo massimo di 40 ore, tra sabbia e rocce, con ben 1.000 metri di dislivello.

L'ultramaratoneta Walter Perotti ha chiuso al 52esimo posto assoluto sui 100 selezionati partecipanti, in 39 ore e 34 minuti.

Undici sono stati i ritiri. Lui no, nonostante una caviglia gonfia. «Ho preso due antidolorifici e ho proseguito, stringendo i denti. La testa, come spesso accade, ha fatto la differenza. Io ho reagito dal punto di vista mentale anche se il dolore non mancava. All’inizio, avevo accumulato due ore di vantaggio sul tempo limite della corsa: all’arrivo sono riuscito a mantenere circa 30 minuti».

La notte nel deserto rimarrà uno dei ricordi memorabili di questa esperienza: «Ho spento per qualche minuto il faretto frontale. Ero solo in una vallata. Ho visto il cielo che mi veniva incontro, una decina di stelle cadenti. Sembrava un dipinto. Quella distesa luminosa era qualcosa di incredibile, da ammirare sbalordito nel silenzio del Sahara». Non è stato l’unico momento in cui ha corso da solo: «In realtà più di cento chilometri li ho vissuti in solitaria, venticinque invece con Luigi Fanelli: in gara nascono belle amicizie. Eravamo circa venti italiani. A uno di loro non è arrivata la valigia. Gli ho prestato le mie scarpe e qualche maglietta: è arrivato terzo assoluto nella 100 chilometri. Al traguardo è stato lui ad aiutarmi con le fasciature necessarie alla mia caviglia».

Lungo il percorso ci sono stati anche incontri inattesi: «I bambini marocchini mi venivano incontro e mi applaudivano: li ringraziavo dando loro le merendine che avevo nel mio zaino». Con un’escursione termica di 20 gradi tra giorno e notte era fondamentale avere a disposizione cambi e il necessario per dormire... «Dormire? Nel complesso otto minuti: dalle 7 alle 7.08 nella prima mattinata di lunedì. In compenso mi sono addormentato appena ho toccato il sedile del pullman, durante il ritorno in albergo».

Il momento più duro è arrivato al chilometro 130: «Ho dovuto scalare una montagna di sabbia: 200 metri di dislivello. Poi gli ultimi nove chilometri, tutte dune di sabbia. Ho tagliato il traguardo a mezzanotte ed è stata un'emozione grandissima. Ma è solo la prima di quest'anno: il 2026 è ancora lungo e ci sono molti altri chilometri da percorrere».

Pietro Razzini

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