Incidente
È caduto dalla scalinata che da via Mazzini porta in borgo Paggeria ed è morto dopo sei giorni di ricovero. Mauro Giacomozzi avrebbe compiuto 74 anni il 13 gennaio scorso, ma il giorno prima è caduto da quella scala perdendo coscienza e non si è più risvegliato: «Era una persona molto conosciuta e stimata - dice il fratello Marco -. Aveva tanti amici».
La caduta
Era il 12 gennaio alle 18,30, quando Giacomozzi stava percorrendo la scalinata che dai portici porta in Ghiaia: improvvisamente è scivolato ed è volato a terra. Subito sono stati chiamati i soccorsi del 118, anche perché Giacomozzi con la caduta aveva perso conoscenza: viste le gravi ferite riportate, il 73enne è stato trasportato al Maggiore in ambulanza e ricoverato direttamente nel reparto di Rianimazione. Fin dal primo momento le sue condizioni erano infatti molto critiche. Inutili sono servite le cure e domenica scorsa, 18 gennaio, dopo esattamente sei giorni Mauro Giacomozzi è morto. Un incidente banale, che è costato la vita a questo signore, mentre faceva la solita passeggiata in centro, magari per tornare a casa. «Una brutta storia - prosegue il fratello Marco -. E ora dobbiamo aspettare l'autopsia prima di poter fare i funerali». Mauro Giacomozzi era nato a Rovigo il 13 gennaio 1952. Dopo aver studiato al liceo classico a Verona, si era iscritto a Giurisprudenza, a Padova: «Mio fratello ha iniziato presto a lavorare - ricorda Marco -, faceva il pubblicitario a Milano. Per il mondo della goliardia era un mito e faceva parte dei Clerici Vagantes: aveva scritto tante belle canzoni. Mauro aveva una vena creativa piuttosto spiccata: ha pubblicato anche due libri. Un personaggio, che tutti chiamavano Mamo. Aveva tanti interessi: la musica, suonava la chitarra, il teatro e, soprattutto, amava la montagna, tant'é che per un periodo si era ritirato in un paesino del Trentino. Prima di venire ad abitare a Parma: anche qui aveva tanti amici». Sui social sono tanti che lo salutano con commozione: «Una persona meravigliosa e a modo - aggiunge Rocco dell'Antico Caffé della Ghiaia -. Tutte le mattine e per 13 anni l'ho accolto così: "Pronta la colazione per Mamo", che voleva dire caffè americano e brioche. E la notizia della sua scomparsa ha rattristato tante persone».
«La scalinata maledetta»
Non è la prima volta che qualcuno cade su questa scalinata: «Una scala maledetta - assicura Vincenzo Esposito del «Bar 51» -. È la scala del bivacco, degli spacciatori e dei drogati. È sempre sporca e non è illuminata». Pare che la scala sia di proprietà privata, ma a tutti gli effetti è un passaggio pubblico. «I commercianti e i residenti hanno fatto diverse segnalazioni al Comune di Parma - continua Esposito -, soprattutto perché alla sera è pericolosa: è completamente al buio, non ha nessuna luce». E aggiunge: «Quando il signore è caduto, io avevo già chiuso il bar. Mi dispiace molto. Ma quella, ripeto, è una scala dimenticata. Non è la prima persona che cade, perché i gradini sono stretti e ripidi. Poi, ci sono sempre rifiuti e bottiglie abbandonate, per cui è facile mettere un piede male. Ricordo che anche la scorsa estate è caduto un signore: abbiamo sentito una donna gridare e siamo subito intervenuti per aiutare l'anziano, che era finito al Maggiore. Speriamo che a lui sia andata meglio». Rossana Guasti del negozio «Ravella» ha fatto ben due segnalazioni al Comune: «Proprio recentemente all'App comunichiamo avevo segnalato che la scala era pericolosa, perché non era illuminata - conferma Rossana Guasti -. Ma già il 30 novembre scorso avevo fatto una prima segnalazione. Due giorni fa ho visto due tecnici sulle scale, che mi hanno assicurato che il problema della luce sarà presto risolto». Una scala buia, ripida, soprattutto rifugio di cattive compagnie, che lasciano sempre il «segno» ogni volta che passano. «Con queste baby gang la scala è diventata ancora più pericolosa - interviene Antonella Zanni dell'oreficeria di via Mazzini -. Questi ragazzi lasciano sui gradini dei pezzi di bottiglia, oltre a sporcare ovunque. Io sono costretta ad abbassare sempre la saracinesca, perché se no ne fanno di ogni contro la vetrina: sputano e danno i pugni al vetro». Corrado Borelli dello storico negozio di Tessuti dice che «la scalinata è diventata un ricettacolo di sbandati. Ed è anche una via di fuga per i soliti malandrini».
© Riproduzione riservata
Gazzetta di Parma Srl - P.I. 02361510346 - Codice SDI: M5UXCR1
© Gazzetta di Parma - Riproduzione riservata