Rugby
«Mi chiamo Lorenzo La Torre, nato a Parma il 2 giugno 1977, e sono un rugbista. Un rugbista che da diversi anni ha appeso le scarpette al chiodo. A seguito però del recente aggiornamento delle tabelle anagrafiche, che hanno innalzato il limite massimo di età per l'attività agonistica nel rugby da 42 a 48 anni, ho iniziato a coltivare un'idea che pensavo fosse ormai irrealizzabile. Quel cambiamento mi ha acceso una luce: la possibilità, forse, di tornare in campo un'ultima volta per inseguire un sogno: giocare un'ultima partita insieme a mio figlio, che oggi milita nelle file della Rugby Parma, la stessa società nella quale ho giocato per tanti anni, arrivando a militare fino alla serie A»: questa storia inizia con la mail che Lorenzo ha spedito alla Rugby Parma e alla Federazione.
Un sogno, perché il «rugby mi ha dato la vita», spiega al telefono Lorenzo, deciso come lo era in campo. «Al primo allenamento, da ragazzo, sapevo già dove doveva andare la palla». Poi la trafila delle giovanili, la prima squadra, la Nazionale. Un amore vero. Che solo un amore ancor più grande poteva battere. «Mia moglie Chiara restò incinta. Nacque Francesco (23 anni). Poi Samuele (21 anni, il rugbista). E ancora Anna (10 anni, che gioca a calcio nel Parma). Mi sono laureato, ho messo su famiglia. Ho staccato il telefono perché sennò non so se avrei resistito».
Il richiamo del rugby e il sogno di giocare una ventina di minuti al fianco del figlio è nato per caso. «Mi cibo ancora di rugby, leggo tutto. Ho letto della nuova regola. Si può giocare sino a 48 anni». Un altro colpo di fulmine, la moglie Chiara ha approvato, Lorenzo è tornato in palestra, ha ricominciato ad allenarsi, ha spedito mail e lettere. «La Rugby Parma è stata di una gentilezza unica, hanno risposto subito». E subito hanno attivato il tesseramento, per dare a Lorenzo la possibilità di realizzare il suo sogno. Beh, il grande cuore del rugby. «L'idea era quella di giocare nella partita Rugby Parma-Brixia del 3 maggio prossimo». Già, «era». «Mi hanno risposto che per i 48 anni si fa riferimento all'anno solare, ovvero avrei potuto giocare sino al 31 dicembre 2025». Anche se il 3 maggio Lorenzo sarà ancora 48enne. Per poco, certo, ma ancora 48enne.
Così Lorenzo ha ripreso in mano la penna, anzi la tastiera. Un'altra mail, l'ultimo tentativo di realizzare il suo sogno. «Il rugby ha segnato in modo profondo la mia formazione, non solo come atleta ma come persona. Mi ha insegnato il rispetto delle regole, il senso di responsabilità, lo spirito di sacrificio e l'appartenenza ad una comunità. Valori che ho cercato di portare con me anche fuori dal campo e che ho provato a trasmettere a mio figlio e a tutta la mia famiglia. Proprio perché il rugby mi ha insegnato il rispetto delle regole, desidero essere chiaro: non vi chiedo di non applicarle. Sono consapevole che, alla luce delle tabelle anagrafiche per l'attività sportiva agonistica- che per il rugby fanno riferimento all'età solare, con il limite massimo fissato a 48 anni- un tesseramento agonistico ordinario, anche se per pochi mesi, non sia praticabile nel mio caso. Vi chiedo solo, da rugbista a rugbisti, di provare a comprendere il senso profondo di questa richiesta e, se possibile, di regalarmi un ultimo momento sul campo».
E Lorenzo non si è limitato a questa richiesta, quasi una supplica. Ma, realista e concreto come tutti i rugbisti, ha anticipato che l'apparizione sarebbe stata una sola, che sarebbe stato disposto a liberare da qualsiasi responsabilità la Federazione e la Rugby Parma, oltre che disposto a fornire qualsiasi esame medico. «Il rugby è uno sport unico anche per questo: ti insegna a non mollare mai. E io, con rispetto e sincerità, vi chiedo scusa se ancora una volta faccio fatica a mollare. Negli ultimi mesi ho sudato, lottato e lavorato duramente per rimettermi in forma e arrivare pronto a questo appuntamento. Continuerò a farlo comunque, qualunque sia la vostra risposta, perché il percorso fatto ha già avuto per me un valore enorme».
E ora c'è tutto il mondo del rugby parmigiano che tifa per lui, gli ex compagni, i dirigenti, gli amici. E chi crede nei sogni non può tirarsi indietro, lo sport vive di sogni come questo, un'impresa senza vinti e vincitori. Semplicemente roba da uomini. Da rugbisti. Forza Lorenzo.
Sandro Piovani
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