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Dramma

La comunità indiana piange la piccola Jab, la bimba morta a soli tredici mesi di meningite

La comunità indiana piange la piccola Jab, la bimba morta a soli tredici mesi di meningite

25 Gennaio 2026, 03:01

Forse hanno ragione loro: di fronte al dolore, quello vero, quello che schianta non servono le parole. Meglio tacere e affidarsi al silenzio, cercare forza nella propria fede, nel proprio modo di essere, nell'abbraccio di chi ci vuole bene.

E infatti ieri pomeriggio al tempio crematorio di Valera dove si è svolta la cerimonia di addio di Jab Kaur, la piccola di tredici mesi morta per meningite da pneumococco, si sono sentite pochissime parole. Nessuno ha ceduto alla banalità della frase fatta, non c'è stata l'eco delle condoglianze di prammatica. Tutti hanno rispettato il rispetto del silenzio, gli uomini con una bandana a simulare il turbante della tradizione sikh e le donne con le sciarpe a coprire i capelli, gli abiti colorati addosso. Anche se di fronte ad una tragedia come questa anche i colori sembravano sbiadire nel freddo e nel grigio.

«Siamo sconvolti, tutta la nostra comunità soffre», ha mormorato uno degli amici del padre della bambina che si è limitato a abbassare la testa, stringere una mano. Ma senza forza. Come è normale quando il destino cattivo si porta via di colpo una bambina e la speranza.

«All'inizio hanno pensato ad una influenza – hanno spiegato gli amici – ma il padre alzandosi all'alba per andare a lavorare nella stalla ha capito che la febbre era troppo alta. E hanno portato la bimba in ospedale». Invano, è la conclusione della frase, «anche se i dottori hanno provato in ogni modo a salvarla».

Tutta la comunità di Bibbiano, dove i genitori della piccola vivono, si è stretta allora intorno a quella famiglia, ognuno ha provato a dare un abbraccio e un aiuto. «Io, per esempio, mi sono dato da fare per avere i documenti per poter riportare Jab in India dopo la cremazione, sono andato a Milano al consolato - spiega un altro giovane - Ma la procura ha deciso che serviva l'autopsia e quindi i tempi si sono allungati. Solo l'altro ieri abbiamo saputo che avremmo potuto fare il funerale». Un rito semplice e toccante, i familiari e gli amici seduti davanti a quella bara bianca e così piccola mentre un sacerdote con la lunga barba grigia salmodiava un mantra. «Ripetiamo la parola “immortale” per accompagnare l'anima nel suo viaggio».

Ai piedi della bara un mazzo di fiori bianchi e un pupazzo mentre la sorellina di cinque anni di Jab, giustamente inconsapevole, giocava tra le colonne del tempio. La madre la seguiva con lo sguardo ma si capiva benissimo che non aveva le forze per chiamarla a se mentre in coro tutti i presenti ripetevano quel coro cupo ma, nello stesso tempo, pieno di calore.

«Dopo questo funerale le ceneri della bambina verranno riportate in India, da dove veniamo tutti - ha spiegato l'amico ricordando come l'intera comunità, quella che si ritrova al tempio a due passi di via Venezia, sia segnata. «Molti non hanno potuto esserci oggi per colpa dello spostamento delle date della cerimonia. Ma idealmente sono qui». Qui dove, infine, come vuole la tradizione sikh il corpo della bimba è stato affidato al fuoco. Il padre si è asciugato con pudore gli occhi ma fino alla fine, nella sala, è rimasto sospeso quello straziante silenzio.

Luca Pelagatti

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