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Ospite dell'Accademia dei giorni straordinari

Desalu ai giovani: «Non temete le sconfitte»

Desalu ai giovani: «Non temete le sconfitte»

28 Gennaio 2026, 03:02

Corri, uomo, corri! E quel ragazzo ne ha fatta di strada: Fausto Desalu, nato nel 1994 a Casalmaggiore, italiano di origine nigeriana, ha corso tanto e forte, ha macinato chilometri su chilometri in pista ed ha volato nell’altra strada, quella della vita, con le gambe e con una straordinaria forza di volontà, che lo ha portato fino in cima alla vetta dell’oro olimpico a Tokyo con la straordinaria avventura della staffetta 4x100. A 31 anni, nel pieno della maturità sportiva, sta guardando a Los Angeles 2028.

Desalu ha raccontato la sua storia e ha fatto rivivere le sue emozioni a 50 ragazzi che frequentano l’Accademia dei Giorni Straordinari, la fondazione voluta e realizzata al Campus universitario da Paolo Barilla, che ne è presidente, con la missione di promuovere l’inclusione sociale di adolescenti che frequentano la quinta elementare e le medie inferiori.

Quella di Desalu è stata una lezione di vita e di umanità, prima ancora che di sport. Il primo pensiero di Fausto - sollecitato dalle domande di Gianni Mastrantonio - è andato a mamma Veronica e ai nonni adottivi Rita e Fabrizio: «Non ho avuto un’infanzia facile - ha esordito il campione -, mia madre ha dovuto fare anche da padre, e devo tanto a persone che mi sono state vicine, senza le quali non sarei mai arrivato all’oro olimpico. Della mia infanzia ricordo il Camp in cui ho scoperto il fascino della montagna, ma ricordo anche le utenze staccate e le minacce di sfratto nella nostra casa di Breda Cisoni nella pianura lombarda. Roberto, il mio nonno adottivo, mi ha portato senza fortuna a giocare a calcio, ma poi è stato lui a regalarmi le prime scarpe da ginnastica e la prima bicicletta, e il mio professore mi ha convinto a spostarmi sulla pista di atletica, perché correvo davvero forte. Ero veloce ma pigro, preferivo la play station agli allenamenti. Poi ho capito che non potevo deluderli. Così mi allenavo a Casalmaggiore e vincevo le prime gare, fino a quando, nel 2008, a 14 anni, mi sono trovato a correre a Roma allo stadio dei Marmi, e lì ho deciso che il sogno doveva diventare realtà. Sognavo l’oro olimpico anche durante le ore di matematica. L’incontro con l’attuale allenatore Sebastian Bacchieri ha segnato l’altra svolta nella mia vita di atleta: con lui sono arrivato lontano. Il sogno è gratis - ha ricordato ai ragazzi - ma il lavoro viene venduto, e il prezzo sono fatica e sacrifici».

Desalu ha poi tessuto l’elogio della sconfitta, «perché è proprio dai fallimenti che si impara e si cresce»: «Nella mia carriera ho avuto più bassi che alti - ha raccontato citando Michael Jordan e Walt Disney - e la medaglia olimpica l’ho conquistata a 27 anni». Sotto la guida di Sebastian Bacchieri («Un amico, un fratello maggiore che crede in me, compagno di una lunga avventura iniziata e continuata al Lauro Grossi»), Desalu è arrivato sesto nei 200 metri agli Europei di Berlino nel 2018 («La mia gara più bella») ed è arrivato fino all’apoteosi di Tokyo con la splendida staffetta azzurra: le immagini sul grande schermo di Fausto che prende la staffetta da uno stratosferico allungo di Jacobs e la passa a Filippo Tortu che corre stringendo i denti e taglia il traguardo, hanno esaltato i ragazzi in sala.

Ma due giorni prima del trionfo c’era stata la caduta agli inferi, con l’eliminazione nella semifinale dei 200 metri olimpici nel momento migliore della carriera. Eppure Desalu ha trovato la forza di rialzarsi e di vincere. Non a caso, lui che per correre aveva abbandonato l’Università, si è iscritto l’anno scorso alla Facoltà di Psicologia «per potenziare il cervello». Oltre che correre e studiare, Fausto suona la batteria e va spesso al cinema, perché «allenare la mente è indispensabile per fare strada nello sport». A conclusione dell’incontro ha firmato tanti autografi ed ha regalato a Paolo Barilla una copia del suo libro «Veloce come il vento».

«Quello con Desalu è stato un incontro molto piacevole – ha commentato Barilla –, un esempio per i ragazzi perché dimostra che dietro al successo ci sono lavoro, serietà e rispetto, ed ha insegnato che dalle difficoltà si esce migliori: è il più bel messaggio di un ragazzo straordinario a cui i nostri ragazzi devono ispirarsi».

Antonio Bertoncini

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