Intervista
Due grandi musiciste, unendo le loro sensibilità artistiche e umane per un nobile fine, saranno impegnate in un viaggio che attraversa duecento anni della storia della musica. È imperdibile il concerto benefico che domani, alle 18.30, vedrà la grande violoncellista Silvia Chiesa insieme alla violinista Mihaela Costea, “spalla” della Filarmonica Toscanini, insieme sul palco dell’Auditorium del Carmine di Parma per un concerto in ricordo di Emanuela Carrara Verdi, erede del Maestro, promosso dal Lions Club Langhirano Tre Valli.
«È un grande onore per me suonare con Silvia» dice Costea, artefice dell’invito alla celebre collega. Interprete ricca di personalità, raffinata esploratrice di mondi musicali, Chiesa è l’artista che più ha contribuito ad ampliare gli orizzonti del violoncello. Ha rilanciato il repertorio del Novecento, riscoprendo capolavori dimenticati e ha stimolato la produzione di nuove opere eseguendole su prestigiosi palcoscenici internazionali. Il ricavato della serata sarà come sempre devoluto alla Chirurgia Toracica dell’Ospedale Maggiore. L’ingresso è ad offerta libera.
Silvia, con Mihaela avete già suonato insieme anche al Festival Toscanini. Che scelta di programma avete fatto per questo concerto?
«I brani più rappresentativi per il duo violino-violoncello sono grandi sonate che non ci parevano adatte al contesto di questo concerto che ha un pubblico eterogeneo, quindi abbiamo optato per una proposta godibile anche da uno spettatore non appassionato di classica. Inizieremo con il Duo in sol maggiore K 423 di Mozart, duetti che lui scrive per violino e viola ma c’è anche una versione con il violoncello. Poi eseguiremo due dei tre “Duetti concertanti” di Paganini con il quale si ha sia l’aspetto virtuosistico che melodico, lirico. Di Glière suoneremo alcuni duetti dall’op.39 scritti per questi due strumenti, un mondo completamente diverso, più avanti come epoca storica, quindi qui si sfrutta quello che è già l’espressione attraverso l’esasperazione dei colori, degli effetti. Infine una piccola scelta dalle “Danze ungheresi” di Béla Bartók. È divertente vedere la sua sapienza nel riprodurre temi semplici e popolari, dando però una miriade di sensazioni differenti in base al tema che sta trattando».
Come vede la musica attraverso il suo strumento?
«Sono curiosa, voglio andare oltre quello che mi è stato insegnato e quindi credo di aver un modo di suonare piuttosto personale che è frutto di una ricerca anche attraverso repertori che molti non frequentano. Mi sono dedicata per tanti anni al ‘900, cosa che ha ampliato la mia tecnica strumentale perché l’utilizzo dello strumento è molto differente dall’’800. Ciò che mi interessa in questo momento della mia vita è far conoscere cose nuove. Mi rattristo quando ricevo inviti per suonare le stesse cose perché credo che sia un’opportunità persa. Magnifico eseguire il concerto di Schumann ma c’è altro. Al cinema andiamo per vedere un film nuovo, e lo stesso dovrebbe essere in una sala da concerto. Mi piacerebbe comunicare al pubblico di essere curioso e di non aver paura di conoscere».
Il violoncello è fondamentale nella musica di Verdi per esprimere emozioni drammatiche e intense, Arturo Toscanini era violoncellista. È felice di suonare a Parma?
«Ho frequentato la città per amicizie e ragioni musicali e per la buona cucina pericolosa per la linea ma molto gratificante! Da giovane ho suonato con la Toscanini e non sono ancora tornata ma, incrociando le dita, ci sono progetti futuri. È una città appassionata alla musica ed è su un piedistallo rispetto ad altre quindi è una gioia suonare a Parma».
© Riproduzione riservata
Contenuto sponsorizzato da Better Corporation Service
Gazzetta di Parma Srl - P.I. 02361510346 - Codice SDI: M5UXCR1
© Gazzetta di Parma - Riproduzione riservata