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Il dolore di amici e parenti

La tragedia di Vicofertile: «Vincenzino Pitasi era un bravo muratore. Dalla Calabria a 15 anni era salito al Nord per trovare lavoro»

La tragedia di Vicofertile: «Vincenzino Pitasi era un bravo muratore. Dalla Calabria a 15 anni era salito al Nord per trovare lavoro»

30 Gennaio 2026, 03:01

Vincenzino era bravo a fare il muratore, nei cantieri quell'uomo così minuto e simpatico era una garanzia. E nessuno riesce ancora a credere che proprio sul lavoro, così amato, ha perso la vita: Vincenzo Pitasi, da sempre «Vincenzino», stava facendo dei lavori edili martedì pomeriggio in un'azienda agricola a Vicofertile, quando improvvisamente è caduto da un'altezza di circa 7 metri.

«È dura da accettare, una perdita enorme», dicono amici e parenti. La sua scomparsa ha destato profondo dolore a Parma, nella sua grande famiglia con 10, tra fratelli e sorelle, e nei suoi più che colleghi, compagni di vita, che non potranno dimenticarlo. Nato l'8 aprile 1967 a Sant'Eufemia D'Aspromonte, in provincia di Reggio Calabria, Vincenzo Pitasi già a 15 è salito al Nord con un gruppo di amici per trovare lavoro. Fin da subito ha iniziato a fare il carpentiere, grazie anche al fatto che alcuni dei suoi compagni della Calabria si sono messi in proprio, avviando un'impresa edile in città: «Una persona umile e buona come il pane - continuano gli amici e i parenti -, la cui scomparsa ha creato un grande vuoto. Vincenzino era una di quelle persone che bastava incontrare una volta per ricordarsela: per la sua voce inconfondibile e per il suo temperamento». Aveva un modo di fare brillante: una persona con carisma da a vendere e con una capacità di raccontare storie e aneddoti davvero unica. Stare e lavorare con lui era un piacere: «Aveva sempre la battuta pronta - proseguono i colleghi -. Ed era molto autoironico. Di statura bassa, era molto magro: a lui divertiva prendersi in giro. Sapeva parlare il dialetto calabrese, ma ogni tanto ci infilava una battuta in parmigiano e faceva molto ridere. Una persona ottimista che trasmetteva allegria e non si lamentava mai: quando i colleghi alla mattina scoprivano che dovevano lavorare con Vincenzino erano tutti contenti, perché sapevano che quella sarebbe stata una giornata diversa». Una persona senza pretese, accogliente, «a cui non interessava se eri bianco o nero, se avevi la Ferrari o la Punto». Una persona «indispensabile» alle cene, ma anche nella pausa pranzo: «Bastava la sua presenza per scaldare l'atmosfera - dicono commossi -. Lavorava tanto, ma non si concedeva troppe vacanze: finché c'erano i suoi genitori, ogni anno tornava al paese in Calabria. Negli ultimi tempi, le uniche ferie che si prendeva era per andare a funghi. E, soprattutto, per stare con i suoi cani: amava molto gli animali e a casa aveva dieci meticci, trovati per strada. Li curava tanto e diceva: "Devo andare a cucinare per i miei piccoli". Una persona generosa».

«Con Vincenzino sapevi di avere un amico che divideva sempre quello che aveva sulla tavola. E ora, tutta la sua famiglia, gli amici e i colleghi non riescono a credere al fatto che non ci sia più. Anche i suoi cani dopo tre giorni lo stanno ancora aspettando davanti alla porta, ma purtroppo il nostro Vincenzino non tornerà».

Il cordoglio dei sindacati Cgil, Cisl e Uil

Sulla morte di Vincenzo Pitasi intervengono le segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil e i rispettivi sindacati di categoria dell'edilizia e dell'alimentare, che in una nota congiunta esprimono cordoglio per l'accaduto e chiedono «azioni concrete ed immediate, investimenti sulla prevenzione, sostegno agli organismi di vigilanza e una formazione continua per tutti i lavoratori».

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