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Intervista

Il maestro Faggiani: «Il Coro del Regio all'Ariston con Arisa? Una sfida esaltante»

Il maestro Faggiani: «Il Coro del Regio all'Ariston con Arisa? Una sfida esaltante»

01 Febbraio 2026, 03:01

Il Coro del Teatro Regio di Parma, guidato dal suo storico maestro e creatore, Martino Faggiani, lascerà per una sera il tempio del Melodramma. Destinazione: il Teatro Ariston, tempio della canzone italiana. Supporterà Arisa nella serata «cover», in un'inedita versione di «Quello che le donne non dicono», brano del 1987 scritto da Enrico Ruggeri e cavallo di battaglia della «combattente» Fiorella Mannoia.

Nel grande «carnival» del Festival di Sanremo (da martedì 24 a sabato 28 febbraio), la serata del venerdì è da sempre la più glamour: messo all'angolo lo stress da gara, sotto i riflettori brillano brani già consacrati dal tempo.

Ognuno dei 30 artisti in competizione cerca di calare l'asso, trovando il partner più originale e prezioso. Qualche esempio dal turbinante elenco snocciolato ieri da Carlo Conti al Tg1? Le Bambole di Pezza scelgono Cristina D’Avena per «Occhi di gatto», tornata in gran voga. Michele Bravi chiama (rieccola) Fiorella Mannoia per «Domani è un altro giorno» mentre Patty Pravo si affida al danzatore della Scala Timofej Andrijashenko per «Ti lascio una canzone»: due omaggi al «nume tutelare» Ornella Vanoni.

E Arisa ha scelto il Coro «verdiano» per eccellenza, distillato di saperi antichi e, al contempo, attratto dalle nuove sfide, come insegna il recente «Orfeo ed Euridice» di Gluck, per fermarci all'esempio più recente.

Maestro Faggiani, in oltre un quarto di secolo di vita del Coro, è la prima volta a Sanremo.
«Sì. Avevamo fatto qualcosa di pop, i primi tempi. Ricordo una volta a Milano con Crozza. Però Sanremo mai».

Lei e i coristi come avete accolto la richiesta?
«Con grandissimo piacere, grandissimo entusiasmo. È l'occasione per misurarci con un mondo apparentemente distante ma in realtà molto vicino a noi e quindi ci fa piacere. Da sempre auspico che questi due mondi si parlino, si intersechino. Anche i miei artisti sono ben consci dell'importanza dell'occasione».

Innanzitutto avrete una grandissima platea - è in Eurovisione - poi vi troverete a collaborare con un'artista che ha una bellissima voce e che porta una canzone che è un classico. I presupposti per far bene ci sono, no?
«Assolutamente sì. Sono sicuro che il Coro in queste queste situazioni dia veramente il meglio di sé. Lo abbiamo visto con “Orfeo ed Euridice”: nella sfida di confrontarsi con repertori inusuali, il Coro si esalta, si mette nella disposizione di dare il meglio».

La performance sarà il 27 febbraio: un momento intenso per voi che sarete impegnati nella «Norma» di Bellini dal 15 al 22 febbraio.
«Sì, cadrà tra la “Norma” di Bellini e le prove per la “Manon Lescaut” di Puccini al debutto il 20 marzo. Quindi due opere importantissime per il Coro».

Una coincidenza che sa di destino: accompagnerete un' artista donna, con una canzone che ha la parola “donne” nel titolo, nel periodo in cui al Regio sarete impegnati con due opere intitolate con nomi di donne...
«Una bella coincidenza, sì. Nella settimana entrante avremo il pezzo e quindi inizieremo le prove».

Mara Pedrabissi

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