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Il caso

Va al pronto soccorso e scopre di essere «morta»

Va al pronto soccorso e scopre di essere «morta»

02 Febbraio 2026, 03:01

Scusi, signora, ma lei è defunta». Be', se Elena fosse stata in perfetta forma sarebbe andata altrove e non all'ospedale: ma da lì a essere deceduta ce ne correva eccome. Se davvero fosse stata una «cara estinta», che bisogno avrebbe avuto di sorbirsi code al pronto soccorso? Lei stessa si sarebbe potuta prescrivere un po' di riposo assoluto (oltre che eterno), in orizzontale. Posizione che la diretta interessata ha poi rischiato di assumere, finendo a terra allo sportello del triage, alle parole di quel succinto e nefasto «referto». Lei che da due giorni si sentiva mancare (per questo si era fatta accompagnare in ospedale dal marito), per qualche secondo ha davvero sfiorato lo svenimento.

L'intervento di una pattuglia della Squadra volante ha seguito di pochi secondi i pizzicotti che la 29enne operaia felinese - di origini albanesi, sposata, madre di una bimba - deve essersi assestata. Più che un caso, c'era da risolvere un mistero, anche se senza bisogno dell'intervento di un medium. Elena (il nome è di fantasia) era viva, nessun dubbio. Tutti d'accordo, fuorché il computer sul quale comparivano i dati della giovane. Lettere e numeri precisi - nome, indirizzo, numero di telefono e tutto il resto - tranne che per un dettaglio piccolo piccolo: in basso a destra, la schermata riportava una data di troppo. Quella del decesso, il 16 agosto 2025.

Chi aveva «ucciso» Elena? A volerlo sapere per prima è la 29enne operaia, e per questo la famiglia si è rivolta all'avvocato Gentian Alimadhi, che non esclude di depositare un esposto contro ignoti in Procura, perché sia fatta chiarezza. Intanto, smentito il danno massimo, ossia della morte vera e propria, ne restava comunque uno al quale porre al più presto rimedio. «Per due giorni - sottolinea la giovane - sono stata assente ingiustificata dal lavoro: dall'ospedale, dove sono stata comunque visitata, sono stata dimessa con la prescrizione di un breve riposo. Ma il medico curante, al quale mi sono rivolta poco dopo, si è detto impossibilitato a farmi il certificato, risultando io deceduta (il mio nome era stato depennato dalla lista dei suoi pazienti il 15 dicembre)».

La solidarietà a Elena non è mancata: per sua fortuna, non si è mai sentita sola «come in una tomba». Al lavoro nessuno le ha fatto pesare le assenze ingiustificate. «Tuttavia, al terzo giorno ho deciso di rientrare, nonostante non mi sentissi ancora bene». Era mercoledì, dopo aver impiegato il martedì a «tornare in vita» al Cup di Langhirano, dove è stata reinserita nelle liste dell'Ausl e ha scelto un nuovo medico di base. Come rinata, mentre ancora doveva guarire del tutto.

Con lei si scusa per il disagio l'Ausl di Parma, che dà una spiegazione della vicenda. «Spiace per quanto accaduto alla signora; si è trattato di un mero errore materiale commesso in fase di aggiornamento dati, dovuto a un caso di omonimia, che non ha avuto alcuna conseguenza sull’assistenza sanitaria prestata - scrive l'Ausl -. È nostro impegno mettere in atto azioni utili affinché episodi analoghi non si ripetano. Ci scusiamo per il disagio arrecato alla signora, che ha dovuto rivolgersi allo sportello unico-Cup, per la correzione del dato».

Elena ora ci scherza su. Ricorda come, anche in Albania, sia consuetudine pensare che dar per morto qualcuno gli allunghi la vita. Il 16 agosto 2025 dovrà fruttarle un bel po' di compleanni.

Roberto Longoni

© Riproduzione riservata

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