ANNI DI BOTTE E MINACCE
Aveva atteso dodici anni. Dodici anni dopo la fine di un matrimonio che le aveva lasciato una profonda amarezza, ma anche tre figli, ormai grandi, ognuno con la propria strada tracciata. E nel 2019, poche settimane dopo averlo conosciuto, l'aveva accolto in casa. Un nuovo amore, la vita che ricominciava alla soglia dei 50 anni. Ma nei mesi successivi, dopo aver visto alcune foto di Elena (la chiameremo così) di parecchi anni prima, si era improvvisamente infuriato. Sberle così violente al volto da lasciarle alcuni lividi che anche con il trucco faceva fatica a nascondere.
Le prime botte. L'inizio di tre anni di umiliazioni, minacce, aggressioni sempre più traumatiche. La gelosia, la sua squallida giustificazione. «Se ti trovo con un altro, vi ammazzo tutti e due», le aveva sibilato più di una volta. Accusato di maltrattamenti e lesioni aggravate, l'uomo - 51enne, parmigiano - è stato condannato a 3 anni e 1 mese con rito abbreviato, il che gli ha consentito di poter beneficiare dello sconto di un terzo della pena. Il gup ha riqualificato i reati tra dicembre 2019 e settembre 2021 e quelli tra dicembre 2022 e gennaio 2023 come reati distinti di maltrattamenti, seppure in continuazione. Tardiva, invece, la querela per quanto riguarda le lesioni del giugno 2019, mentre per altri episodi di lesioni del 2021, il giudice ha trasmesso gli atti al pubblico ministero.
Una storia di speranze tradite. Di paure e silenzi diventati sempre più pesanti. Elena era rimasta profondamente turbata da quei primi ceffoni quando gli aveva mostrato quelle immagini di lei, sorridente, insieme ad amiche e amici. Ma dentro di sé aveva forse tentato in qualche modo di giustificarlo: «Non stava bene, una giornata così». Ma quelle giornate si sono sommate ad altre, mentre l'alcol diventava sempre più una presenza fissa nella vita di lui.
Si era illusa, Elena. Aveva cercato di stargli accanto proponendogli anche una visita specialistica per guardare in faccia i suoi problemi e provare una via d'uscita. Ma ogni sforzo era stato vano. Nemmeno un anno e tre mesi di carcere l'avevano cambiato. Anzi, quando era rientrato a casa, l'aveva offesa e umiliata dicendole: «Chissà quanti uomini hai avuto in questo periodo...».
Non aveva mai denunciato quei lividi sulla pelle. Quelle ingiurie gratuite. Fino agli inizi di gennaio del 2023, quando, dopo che lui se ne era andato di casa, era entrata in caserma. E aveva cominciato il suo racconto. Aveva parlato del suo viso tumefatto, almeno due volte al mese, che le impediva di uscire. Dei divieti che lui le imponeva, proibendole di uscire con le sue amiche e addirittura di far venire i suoi figli a casa. Delle liti durante le quali lui diventava furente: schiaffi, pugni, ma a volte si era ritrovata anche a fare da bersaglio quando lui afferrava sedie e sgabelli.
Colpita. Sconfitta. Finché ha deciso di rivelare il suo dolore.
Georgia Azzali
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