CONDANNA
Si chiamava «Rebecca» il suo segreto inconfessabile. E ripugnante. O almeno, così credeva. Quarant'anni, parmigiano, per mesi aveva scambiato su Telegram messaggi erotici e immagini altrettanto hot con una ragazzina: 16 anni, gli aveva scritto d'avere. E, d'altra parte, le foto (parti di corpo, senza volto) ritraevano il fisico di una giovanissima. Peccato, che fosse solo un inganno, perché il mittente era in realtà un 29enne siciliano, residente nel Ragusano. Che dopo qualche mese è uscito allo scoperto battendo cassa: «Dammi 400 euro, oppure dico tutta a tua moglie e vado alla polizia di Torino a denunciarti».
Gli era crollato il mondo addosso, quel 5 aprile 2023. L'aveva visto andare in mille pezzi in un attimo quel suo universo di falsità. Eppure, aveva resistito: «Non ho soldi da darti», aveva ribattuto. E l'altro aveva mantenuto la «promessa»: con un finto profilo aveva contattato sua moglie su Instagram inviandole tutti gli scatti che si erano scambiati. Una serie di screenshot che non lasciavano spazio a dubbi di sorta: c'erano immagini di lui nudo nel bagno di casa e, soprattutto, comparivano foto di un seno, di un fondoschiena e di parti intime femminili. La donna, sconcertata, aveva chiesto subito se sotto ci fosse un ricatto. Ma dall'altra parte la risposta era stata netta: «No, le voglio solo far capire che razza di uomo ha sposato».
Quale sia stata poi la sua reazione nei confronti del marito, si può solo immaginare, ma non era un tema al centro del processo che poi è seguito. Certo è che lo stesso giorno in cui era andato in scena il ricatto, e la donna si era ritrovata su Instagram quelle foto, lui si era rivolto ai carabinieri.
Le parole che fluivano a fatica. Palpabile l'imbarazzo, almeno all'inizio. Poi, pian piano la tensione si era sciolta. E aveva cominciato a distillare il racconto di quei mesi in cui aveva portato avanti quello squallido scambio di messaggi e immagini. Prove che nel frattempo la finta «Rebecca» aveva provveduto a eliminare su Telegram, facendo in modo così che sparissero anche dal telefonino del 40enne. Che, pur avendo firmato la querela, aveva cercato di rifugiarsi dietro qualche patetica giustificazione: «Lei mi aveva detto di avere 16 anni, ma io non ho mai visto il suo viso, perché mi venivano girate foto solo di alcune parti di un corpo nudo».
Eppure, sarebbe bastata l'età per fare marcia indietro, ma così non è stato. Tuttavia, tutto finto, e quindi niente reato. Chi, invece, andava individuato, era l'autore del grande inganno. C'era un numero di telefono sicuro da cui partire, ma il pubblico ministero ha anche disposto una consulenza informatica che ha permesso di dare un nome certo al ricattatore. Accusato di tentata estorsione pluriaggravata, ieri, il giovane è stato condannato a 2 anni e 2 mesi dal giudice Francesco Matteo Magnelli. La pm Elena Riccardi aveva chiesto quattro mesi in più, ma l'aggravante della minorata difesa è caduta.
«Rebecca» non è mai esistita. Ma quell'esca - miserabile - ha funzionato benissimo.
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