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L'intervista

Agostino Origlio, il nuovo coach della Fulgor: «Per Fidenza ho seguito l'istinto. Andiamo ai play-out e sarà un'altra storia»

Agostino Origlio, il nuovo coach della Fulgor: «Per Fidenza ho seguito l'istinto. Andiamo ai play-out e sarà un'altra storia»

05 Febbraio 2026, 03:01

Agostino Origlio non spende parole sui singoli giocatori. Il pragmatismo dettato dalla situazione di classifica impone di ragionare sul collettivo. Perché è da lì che la Fulgor Fidenza ha l'obbligo di ripartire, all'inseguimento della salvezza. Missione difficile, certo. Ma non impossibile. E non soltanto per la salutare vittoria ottenuta domenica, nel derby contro il Fiorenzuola (terzo successo su tre lontano dal Palapratizzoli). «Evitare l'ultimo posto che ci condannerebbe alla retrocessione diretta è l'unica cosa che possiamo fare, in questo momento. Poi l'esperienza insegna che ai play-out si azzera tutto, è un altro campionato» il concetto distillato dal nuovo tecnico fidentino, affinché diventi un mantra da introiettare.

Coach, com'è stata questa prima settimana di lavoro alla Fulgor?

«Direi mezza settimana. Sono arrivato mercoledì e fatto un primo allenamento. Poi giovedì, complice l'impegno di campionato dell'Under 19, ho potuto lavorare con pochi elementi a disposizione. Venerdì e sabato c'è stata la possibilità di conoscere meglio il gruppo e mettere un po' di ordine rispetto al lavoro che andrà fatto da qui in avanti. Ogni allenatore ha le sue idee, è chiaro. Ma deve saperle adattare al contesto e ai giocatori a disposizione, tanto più quando arriva a campionato in corso».

Che ambiente ha trovato?

«Un club organizzato, a conferma di tutto quello che di buono si dice nell'ambiente cestistico a proposito di Fidenza. Negli ultimi anni la Fulgor ha avviato e sviluppato un progetto giovanile di assoluto livello. E di questo va dato merito a coach Stefano Bizzozi, un vero maestro».

Nelle ultime settimane la squadra è stata puntellata con elementi di esperienza.

«Non è mai facile operare nel mercato di riparazione, perché il ventaglio di scelta è meno ampio. Ma la società si è fatta trovare pronta ingaggiando elementi, come amo definirli io, ad "alto chilometraggio" nella categoria».

Cosa l'ha spinta ad accettare Fidenza?

«Non ho avuto molto tempo per riflettere sulla proposta, forse giusto lo spazio di una notte. In situazioni di questo tipo devi essere pronto, seguire l'istinto. Per il mio percorso professionale cercavo qualcosa che mi accendesse. Il compito che attende la Fulgor, ovvero raggiungere la salvezza, costituisce uno stimolo enorme».

Va detto però che, classifica alla mano, eredita una situazione complessa: questo può spaventare un allenatore chiamato a subentrare?

«No, nessuna paura di prendere in mano una squadra in crisi di risultati. La paura non mi appartiene, semplicemente perché mi ritengo fortunato nel fare un lavoro che è prima di tutto una passione. E in questo lavoro ci sono anche le difficoltà: vanno affrontate».

Domenica scorsa, vincendo in casa del Fiorenzuola, la squadra ha dato segnali di vita.

«Parto da una premessa: la sensazione che ho avuto è che non ci fossero frizioni tra il gruppo e coach Bizzozi. E questo, in qualche maniera, ha anche facilitato il mio compito. Fra i ragazzi, però, aleggiava un'aria di sconforto, di tristezza, a causa dei risultati negativi, spazzata via però da un approccio alla partita che è stato determinato, convincente sia in attacco che in difesa. Ho cambiato qualcosa, ma senza rivoluzionare nulla. Ho visto partecipazione, sacrificio e un gruppo solido e coeso».

Numeri alla mano, lei ha concesso molti più minuti ai giocatori di esperienza, Zucca e Centanni su tutti, un po' meno ai giovani: una scelta dettata dal momento?

«Quando hai poco tempo a disposizione, affidi maggiori responsabilità a chi è più abituato a prendersele. Di programmato o calcolato, tuttavia, non c'era nulla. Il minutaggio concesso domenica scorsa si lega alla performance dei singoli: se un giocatore ha un impatto significativo sulla partita e si mantiene a certi livelli, è normale che resti in campo più a lungo. Non so se queste performance si ripeteranno, ma tutti dovranno essere sempre pronti ad inserirsi. Io alleno in base a quello che il giocatore mi dà, in termini statistici ed emotivi. Le risposte che volevo sono arrivate».

Nel suo roster ci sono tanti giocatori chiamati a dividersi tra due campionati, B nazionale e Under 19 Eccellenza. Può essere un problema?

«Il fatto di avere 6-7 giocatori impegnati su due fronti rappresenta anche per me una novità nella gestione della settimana di lavoro. La prendo come una possibilità di arricchimento ulteriore del mio bagaglio».

Non è la prima volta invece che rileva in corsa una squadra in lotta per la salvezza. Altrove è riuscito nell'impresa. Qui, cosa ci vorrà?

«Attenzione, responsabilità, etica del lavoro. E naturalmente evitare l'ultimo posto per giocarsi tutto ai play-out».

Le hanno detto che al Palapratizzoli c'è un pubblico che si fa sentire?

«L'ho constatato già contro il Fiorenzuola: giocavamo in trasferta eppure i nostri tifosi erano tanti, segno di un forte attaccamento nei confronti della squadra. Sono certo che domenica, nel nostro palazzetto (contro Monferrato, ndr), l'atmosfera sarà ancora più bella. E sarà importante vincere la prima partita in casa, ci serve una bella iniezione di fiducia».

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