Nei pizzini il riferimento ad un misterioso «parmigiano»
In un pizzino Rosalia Messina Denaro, nome in codice «Fragolone», sorella del boss dei boss, scriveva: «Ti mando una borsa di Parmigiano, non so cosa c’è dentro».
No, non stava parlando della spesa con cui rifocillare il capo del mandamento di Castelvetrano e della mafia nel Trapanese: quella che veniva da Parma era una ben diversa fornitura. Non grana ma grano, soldi indispensabili per restare nascosto a due passi da casa. Se la latitanza di Matteo è durata trent'anni lo si è dovuto anche a questi regali.
E' quanto sta emergendo dalla indagini sulla ragnatela di contatti e complicità che hanno favorito il capo di Cosa Nostra: Messina Denaro è infatti morto nel carcere de L'Aquila nel settembre 2023 ma gli investigatori continuano a scavare. E una delle piste su cui prosegue questa ostinata opera di ricerca è proprio quella che segue la scia di pizzini con cui il boss comunicava con il mondo esterno. In particolare con coloro che, a vario titolo, hanno favorito la sua infinita latitanza.
Tra questi «complici» di cui ancora non si conosce l'identità c'è appunto una persona indicata con il nome in codice di «parmigiano». E secondo quanto ricostruito fino ad ora sarebbe una persona residente proprio nella nostra città.
Di lui Messina Denaro parla con la sorella chiedendole di incontrarlo per chiedergli un prestito: «Digli di stare tranquillo, che avrà restituito tutto appena un certo bene sarà messo in vendita. E digli che 40.000 non cambiano la vita delle persone, che non può dire di no».
Queste le frasi di Messina Denaro che spiega anche che quei soldi serviranno per risolvere una faccenda ingarbugliata legata a uno dei covi in cui si nascondeva e che rischiava di essere scoperto.
Ma quello che non dice è ovviamente chi sia questa persona «che non può dire di no» e che ha evidentemente una disponibilità economica tale permettergli di consegnare, senza problemi e in tempi stretti, quella somma.
Ed è su questo che si sta lavorando da parte degli inquirenti che, interpellati, si trincerano dietro un granitico silenzio senza fornire nessun dettaglio. Qualcosa in ogni caso, indiscrezioni suggestive, pare trapelare: secondo alcune voci si tratterebbe di una persona originaria della Sicilia ma residente nel Parmense e che avrebbe un legame con il Trapanese dove avrebbe partecipato, con una propria ditta come subappaltatore, ai lavori per le metanizzazione dei territorio.
Altre supposizioni, invece, alludono ad una diversa persona che avrebbe acquisito a condizioni di favore dei terreni nella zona del mandamento di Messina Denaro. In quel mondo un favore ricevuto diventa presto un debito da onorare a ogni costo.
Ma non è finita qui: il capo di Cosa Nostra fornisce altre indicazioni alla sorella sulle modalità per ottenere questo «finanziamento». In primo luogo le suggerisce di incontrare il Parmigiano ma «una sola volta» per evitare che queste frequentazioni attirino gli sguardi degli investigatori e poi fornisce anche dettagli sulle consegne che devono avvenire con estrema cautela.
Il «parmigiano» avrebbe dovuto preparare delle forniture «da cinquemila euro che dovrà consegnare a Fragolina in estate». Chi sia Fragolina, di nuovo, non è stato chiarito ma parrebbe che le consegne avrebbero dovuto avvenire nella zona di Selinunte, un luogo che il «parmigiano» pare fosse solito frequentare in estate. Come se intorno si trovasse un luogo di vacanza per lui abituale.
Insomma, se la vicenda umana e processuale di Messina Denaro è ormai finita e molti dei suoi complici sono finiti in cella (come la figlia Rosalia detta Fragolona) restano ancora molti punti oscuri, molte figure che sono riuscite a farla franca. E colpisce pensare che qualcuno possa trovarsi vicino a noi, insospettabile. Protetto da un soprannome e una corazza di omertà.
r.c.
© Riproduzione riservata
Gazzetta di Parma Srl - P.I. 02361510346 - Codice SDI: M5UXCR1
© Gazzetta di Parma - Riproduzione riservata