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La lezione di Abete: «Cultura e impresa: binomio necessario»

La lezione di Abete: «Cultura e impresa: binomio necessario»

06 Febbraio 2026, 03:01

La cultura. L'impresa. Ma, soprattutto, la cultura e l'impresa. Un binomio necessario. L'esperienza di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020-21 ha fatto scuola e, non a caso, il Rotary Club Parma, insieme al Rotary Parma Est presieduto da Cesare Micheli, nell'ambito delle iniziative per i suoi cento anni di storia, ieri al Grand Hotel di Parma di strada del Quartiere ha invitato Luigi Abete, ex presidente di Confindustria e ora presidente della Luiss Business School e di Confindustria Cultura Italia. Al pubblico rotariano Abete, grazie alla vivacità di esposizione e al bagaglio dell'imprenditore di lungo corso, ha offerto riflessioni e spunti per capire, o comprendere maggiormente, la realtà.

Prima di lui ha preso la parola la presidente del Rotary Parma Sara Rainieri che, dopo aver ricordato il recente recente restauro del chiostro di San Giovanni promosso dal club, ha messo l'accento su come «da sempre il Rotary promuova e custodisca la cultura. Ma noi non ci limitiamo solo ad osservarla, la intendiamo invece come uno strumento per comprendere il presente».

Il sindaco Michele Guerra ha, invece, messo l'accento sull'esperienza di «Parma Capitale della Cultura. Intendere la cultura come motore dello sviluppo per la comunità non è retorica. Parma ha infatti creato un tavolo comune e se oggi pubblico e privato lavorano insieme e perché abbiamo sviluppato un progetto di squadra». Rispondendo a una domanda, il sindaco si è augurato di «potere in futuro coinvolgere maggiormente anche l'Efsa. Da Parma Capitale della Cultura in avanti abbiamo iniziato a intrecciare un po' di relazioni in ambito universitario. Meno sul mondo del food. Comunque, qualcosa si comincia a muovere e speriamo in una maggiore compenetrazione tra l'Autorità europea e la vita della città».

Abete, da parte sua, ha ricordato il suo passato rotariano e ha subito sgombrato il campo sul tema del rapporto tra cultura e impresa. «Non va visto solo da un'ottica - ha spiegato - ma rappresenta un anello di una catena più vasta». Sul tema ha individuato quattro categorie. «Ci sono imprese che producono attività o servizi culturali tra cui cinema, libri, mostre, eventi musicali - ha proseguito -. Non va dimenticato però che nella cultura molti asset sono di proprietà pubblica. A Parma, ad esempio, il rapporto pubblico-privato funziona, ma non è dappertutto così. Il partenariato nel nostro Paese è ancora troppo a macchia di leopardo e potrebbe essere molto più sviluppato e valorizzato». Esistono poi imprese che investono in cultura per «promuoversi, per darsi e dare un'identità alla loro comunità. Hanno infatti bisogno di creare quei valori che oggi non si sviluppano più nella fabbrica. Cercano quindi un'identità che vada al di là del marchio». Esiste poi quella che ha definito «l'impresa tout court: ogni impresa promuove ed è essa stessa un soggetto di cultura d'impresa».

L'ultima categoria è rappresentata da quei «prodotti e imprese di successo che vengono da una cultura del territorio. Parma in questo caso è un'ottima rappresentazione. Le aziende sono figlie del territorio e sono cresciute bene grazie all'imprenditoria. L'impresa italiana è dunque un prodotto della nostra cultura. Nonostante i dazi, abbiamo infatti mantenuto il nostro livello di esportazione perché abbiamo capacità e resilienza». Per continuare a correre secondo Abete, oltre a dialogo tra pubblico e privato, occorrono «accessibilità a certi mestieri, sviluppo della comunità e legare la dimensione territoriale e quella internazionale. Ricordate il termine “glocal”? Significa globale e locale. O si ha doppia cittadinanza o non se ne ha alcuna. Così come è una grande sfida essere cittadini italiani ed europei perché l'alternativa è la marginalità». «Le analisi del presidente Abete - ha concluso il direttore dell'Unione parmense degli industriali Cesare Azzali - ci hanno fornito la capacità di comprendere come impresa e cultura siano due parole che esprimono una modalità degli esseri umani che nella dimensione dell'impresa realizzano la loro esistenza».

Michele Ceparano

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