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La neve c'è ma a Schia non si scia. Il motivo? Manca il «caposervizio»

La neve c'è ma a Schia non si scia. Il motivo? Manca il «caposervizio»

06 Febbraio 2026, 03:01

In un inverno finora poco generoso di neve, caratterizzato invece da giornate di nebbia e pioggia, la nevicata di mercoledì ha riacceso le speranze per gli appassionati di aver la possibilità di qualche ora sulle piste. Ma a Schia gli impianti non si potranno mettere in moto.

Il manto nevoso non sarebbe stato forse sufficiente per battere le piste, ma la notizia che giunge dalla Montecaio Srl, gestore della stazione sciistica di Schia, mette fine ad ogni speranza per lo scii invernale.

«Allo stato attuale, non è possibile procedere con l’apertura degli impianti di risalita a causa dell’assenza della figura del caposervizio, ruolo obbligatorio per legge e responsabile della sicurezza, della regolarità operativa e della manutenzione degli impianti a fune» si legge in una nota, che ripercorre, e chiarisce, la situazione.

«La persona incaricata per il ruolo di caposervizio per la stagione invernale 25/26, nominata con accordo tra le parti nel mese di dicembre 2025, ha successivamente rassegnato le dimissioni per motivi personali, rendendo di fatto impossibile l’avvio degli impianti anche in presenza di adeguate condizioni nivologiche. La gestione ritiene doveroso condividere con trasparenza questa informazione per evitare fraintendimenti e polemiche, chiarendo che la mancata apertura non dipende da scelte discrezionali, ma da vincoli normativi inderogabili».

Una notizia che ha lasciato in difficoltà il gestore, che all’esordio dell’inverno attendeva solo l’arrivo della neve e che ora si trova senza una figura tanto specializzata ed essenziale quanto difficile da trovare, in un anno poi dove anche le Olimpiadi hanno aggravato questa carenza, accentrando le necessità per la manifestazione. «Siamo partiti per tempo» ci tiene a chiarire la presidente Mariangela Bocchi, anticipando una delle critiche che spesso si leggono sui social e che non considerano la reale situazione, le difficoltà burocratiche, le ingenti spese che la stazione deve affrontare.

«Ho due ragazzi che stanno facendo il percorso per diventare caposervizio – prosegue -. Un percorso non facile, ma l’anno prossimo ne avremo uno in più quindi. Questa stagione pensavamo di essere a posto, è stata una notizia improvvisa anche per noi. Tanto più che la situazione sta purtroppo causando un danno economico significativo, perché ci sono spese da affrontare ugualmente senza avere il beneficio delle entrate. Un danno che si riverbera anche sull’indotto commerciale del territorio». Pur essendo una giornata feriale, ieri a Schia qualche presenza si è registrata. Chi con il bob, chi per una sciata fuori pista o per una passeggiata, a dimostrazione che forse a volte basta una giornata di sole. Ma il traino degli impianti aperti si fa sentire. «Siamo a meno del 50 per cento del lavoro – rileva Antonio Chiesa, gestore del Rifugio Schia -. Nel nostro piccolo cerchiamo di darci da fare, organizzando diverse iniziative, cerchiamo di mantenere viva Schia con tante proposte, in modo che le persone trovino accoglienza, ma economicamente si sente la mancanza degli impianti aperti. Poi la nostra è una zona fortunata, perché siamo a ridosso della pista e c’è un po’ di giro, ma reggiamo sul ristorante, tutto l’indotto che era a servizio degli sciatori è venuto a mancare. Un danno notevole, ma non ci scoraggiamo».

Maria Chiara Pezzani

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