Il caso
Sei mesi di inibizione per il presidente e per i due allenatori della squadra giovanile coinvolta, più una multa di 3.000 per il club. È questo quanto deciso dalla Procura nazionale della Federcalcio per alcuni episodi di bullismo che si sarebbero consumati all'interno dello spogliatoio di una formazione di calciatori poco più che bambini. Il club sanzionato è l'Arsenal di Marore ma omettiamo di indicare i nomi dei soggetti coinvolti, tanto meno la categoria della squadra, per tutelare la privacy di tutti i minori coinvolti nella vicenda.
La sentenza, datata 5 febbraio, è stata pubblicata sul sito ufficiale della Figc nazionale, non su quelli regionale o provinciale, ed imputa ai dirigenti coinvolti di «avere omesso di adottare misure appropriate a garantire e tutelare i valori ed i principi espressi e finalizzati ad un'adeguata vigilanza all'interno dello spogliatoio nel corso delle operazioni di vestizione prima e dopo le gare e le sedute di allenamento, consentendo così che nel corso della stagione sportiva 2024/25 si verificassero ripetuti episodi di bullismo e prevaricazione commessi da alcuni calciatori tesserati in danno ad un compagno di squadra».
Da qui l'applicazione della sanzione ex articolo 126 del codice di giustizia sportiva, una sorta di patteggiamento, con lo stop all'attività per il massimo dirigente del club parmigiano e per i due allenatori, come detto, per sei mesi.
La vittima degli episodi sarebbe un giovanissimo calciatore che, si legge sempre nella sentenza, sarebbe stato più volte insultato e, durante un torneo di fine stagione, anche sottoposto ad una pesante molestia sessuale. Atti che hanno portato il piccolo a vivere, dice ancora la sentenza, «un senso di costante disagio manifestatosi nella scelta di astenersi dal fare la doccia e a permanere all'interno dello spogliatoio con indosso gli indumenti al termine delle gare e degli allenamenti».
Secondo quanto emerge dalle carte sarebbe però stata la stessa società sportiva a rendere noti i fatti alla procura federale aprendo quindi il procedimento e chiedendo che venisse ulteriormente approfondita la vicenda. Nonostante questo, la Procura della Figc si è comunque mossa contro i dirigenti, rei «di avere violato il regolamento per la prevenzione ed il contrasto di abusi, violenze e discriminazioni, nonché alla disposizioni contenute nella “Policy per la tutela dei minori” adottata dalla Figc e rivolta a tutti coloro che ricoprono un ruolo o sono coinvolti a qualsiasi titolo nel percorso di crescita e formazione dei giovani calciatori e delle giovani calciatrici».
La notizia ovviamente ha colpito profondamente la società parmigiana. Il massimo dirigente del club, Roberto Soresini, si dice «molto addolorato per quanto successo», ma preferisce «rimandare ogni ulteriore commento ad un comunicato ufficiale che renderemo noto ad inizio della prossima settimana». La società comunque è pronta a «chiarire tutto» anche perché, come riportato, è stata lei stessa a rendere nota la vicenda agli organismi federali.
La vicenda comunque non è ancora chiusa. Gli organismi federali dovranno infatti tornare ad esprimersi su quanto successo. Anche se la procura della Figc parla di «provvedimento di conclusione delle indagini», restano ancora da chiarire diversi aspetti, soprattutto quelli riferiti alle norme di controllo che i dirigenti sarebbero tenuti a rispettare all'interno dei campi da gioco e, sopratutto, negli spogliatoi.
r.c.
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