Spazi Comuni
Da una parte dell’aiuola di piazza delle Barricate qualcuno affonda la pala nella terra dura. Poco più in là c’è chi sistema i cavi dell’irrigazione, segni evidenti di una cura mancata da tempo. Al centro, altre mani raccolgono mozziconi e tappi di birra, quello che resta del degrado. Avrebbe potuto restare uno spazio abbandonato. Invece qualcuno ha provato a immaginarlo diverso: verde, condiviso, vivo. È da qui che prende forma l’azione collettiva di cura urbana promossa dal Ciac (Centro immigrazione asilo e cooperazione) che ieri ha chiamato il quartiere a prendersi cura di questo angolo di città, trovando una partecipazione ampia.
«Con questa aiuola prende avvio un percorso di cura collettiva degli spazi, ma anche delle relazioni del quartiere – sottolinea Michele Rossi, direttore del Ciac –. Abbiamo iniziato a dissodare la terra con vanghe e picconi, mentre domenica 22 febbraio proseguiremo con la semina e con una gestione condivisa di questo luogo, che riguarda il territorio tanto quanto i legami tra le persone».
Armati di pale, rastrelli e guanti, in molti hanno risposto all’appello per restituire significato a uno spazio dimenticato. «Questa iniziativa – prosegue Rossi – vuole essere collettiva e inclusiva, aperta a tutto il quartiere. Non si esaurisce oggi. Speriamo che sempre più persone si uniscano, nella convinzione che i problemi non si risolvono ignorandoli, ma affrontandoli insieme, con creatività e senso di responsabilità condivisa».
L’origine del progetto è legata in particolare all’edicola Equa, a pochi passi dall’aiuola. Uno spazio recentemente riqualificato che ha riacceso l’attenzione su una piazza progressivamente scivolata nell’abbandono. «Abbiamo scelto questo luogo – spiega il direttore di Ciac – anche perché si trova vicino alla nostra edicola, riaperta di recente. Da tempo immaginavamo potesse diventare uno spazio capace di coinvolgere residenti, parmigiani, lavoratori del Ciac e persone accolte, dove ciascuno potesse assumersi una piccola parte di responsabilità comune».
Da quell’intuizione è nato un comitato di gestione che oggi riunisce circa sessanta persone. L’edicola, acquistata e restituita alla città, è diventata un punto d’incontro dove non si vendono soltanto giornali, ma nascono relazioni, si conversa, si organizzano laboratori, dalla maglia al braille, e prendono forma idee di rigenerazione urbana, come la riqualificazione dell’aiuola vicina. L’obiettivo è trasformare uno spazio segnato dal degrado, preso di mira anche dai topi negli ultimi tempi, in un luogo accogliente e vissuto. «La nostra città offre sempre meno spazi gratuiti di socializzazione – sottolinea Rossi –. I luoghi dell’incontro sono spesso a pagamento e questo finisce per accentuare disuguaglianze economiche e sociali già profonde. L’aiuola è piccola, ma può far crescere un sogno grande: una società con meno esclusioni, capace di affrontare i problemi senza confondere le cause con gli effetti».
Un sogno condiviso anche dai cittadini presenti. «Ho deciso di partecipare – racconta una volontaria – perché spero che questo diventi un luogo dove sedersi, osservare la piazza e fermarsi a parlare. Non possiamo aspettare che lo faccia qualcun altro. Dobbiamo essere noi i primi a metterci al lavoro, concretamente». Intanto, mentre i lavori avanzano, nell’aiuola compaiono cartelli in più lingue. «Attenzione: questa area è soggetta a fioriture spontanee, relazioni umane e pratiche di cura collettiva. Effetti collaterali: prendersi cura insieme rende i luoghi più vivi, più belli e anche più sicuri» recita uno di questi. Accanto agli attrezzi trovano spazio anche le idee, raccolte in un cartello poco distante, aperto ai suggerimenti di chi attraversa la piazza. Un piccolo cantiere di terra e relazioni che prova a riscrivere il destino di un angolo dimenticato della città.
Laura Ruggiero
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