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Quando in vacanza si andava in Cittadella

Quando in vacanza si andava in Cittadella

09 Febbraio 2026, 03:01

Parma ducale, Parma città delle belle donne, Parma capitale della food valley, Parma bell’Arma, Parma Città d’Oro, soprannome storico della nostra città, attribuitole dai Bizantini a causa della sua prosperità e delle sue ricchezze. Altri blasoni storici di Parma includono «Atene d'Italia» e «Piccola Parigi», legati al suo fervore culturale e artistico nel XVIII secolo.  Marcel Proust Parma la sognava color malva, Stendhal valorizzò la sua Certosa mentre Maria Luigia la volle città della profumatissima violetta della quale la sovrana fu madrina della famosa essenza ideata dai francescani dell’Annunziata e poi divulgata in tutto il mondo con classe ed eleganza dalla Borsari. E poi la Parma di uno degli Atenei più prestigiosi d’Italia, la Parma del Teatro Regio, di Arturo Toscanini la Parma dei leggendari borghi «de dla da l’acua» con i loro eroici trascorsi storico-sociali, la Parma di Pietro Barilla e di tanti altri noti capitani d’industria, la Parma di Padre Lino, della Gazzetta di Parma, il più antico quotidiano italiano. Ebbene questi requisiti, unitamente a tanti altri, hanno fatto della nostra città una capitale turistica d’eccellenza vuoi per l’accoglienza dei suoi ristoratori e dei suoi albergatori, degli esercenti dei vari negozi e per la simpatia e la spontaneità dalla sua gente. Se uno si gira intorno, da parecchi anni, nota per le strade della città lunghe fila di turisti che, scortati dalla varie guide, osservano ammirati il nostro patrimonio storico ed artistico sia laico che religioso: dal Duomo al Battistero, ai vari palazzi e parchi (Parco Ducale e Cittadella) che rendono la nostra città veramente unica e, possiamo affermarlo senza tema di smentita, anche e soprattutto ducale.

Ma, a questo punto, parlando di turismo parmigiano, non si possono non ricordare due personaggi - Gian Giuseppe Vignoli e Giancarlo Bonassi - che, tanti anni fa, nobilitarono con la loro professione il nostro turismo alla guida di una piccola pattuglia di guide che conducevano i turisti nei vari siti d’interesse artistico. Gian Giuseppe Vignoli (per tutti Gianni), scomparso nel 2002 all’età di 86 anni, fu una figura nota , stimata e benvoluta nella nostra città per avere svolto, per molti anni, la professione di guida turistica tra Duomo e Battistero. Molti parmigiani ricorderanno, infatti, l’immagine possente e solenne della più anziana guida turistica quando prestava servizio all’interno del Battistero dove accoglieva con grande competenza, affabilità e gentilezza i turisti, gli studiosi d’arte e i moltissimi studenti di ogni parte d’Italia che facevano tappa obbligata proprio dinanzi al monumento dell’Antelami. «Pramzàn dal sas », di antica e illustre famiglia (il padre Ettore era ingegnere civile), Vignoli, era il più anziano dei quatto fratelli fra i quali l’avvocato Pier Luigi, già capitano dei carabinieri, figura nota e stimata nel mondo forense e della scuola. Persona dotata di una vastissima cultura e di uno smisurato amore per la nostra città che trasmise ai nipoti Francesco, responsabile del nucleo di Protezione civile dell’ Associazione Carabinieri in congedo di Parma e Luigi, decano dello scoutismo cattolico parmigiano, Gianni Vignoli, era pure un grande intenditore di musica lirica , infatti, stravedeva per Verdi ma, soprattutto, per Puccini. Di mai celati sentimenti monarchici, era animato da una fede che testimoniava in modo concreto sia nell’ambito parrocchiale che nelle varie associazioni quali: la San Vincenzo, l’Unitalsi, il Terz’Ordine Francescano e l’Azione cattolica di cui fu presidente nella parrocchia di San Sepolcro.

Ma, soprattutto, Vignoli, fu un grande conoscitore di Parma, della sua storia e delle sue tradizioni. Collaborò, infatti, con la Deputazione di Storia Patria, l’associazione «Parma Nostra» alla realizzazione del Lunario parmigiano, con il Circolo culturale «Giovannino Guareschi» non mancando mai di portare il suo intelligente e colto contributo. Fu collaboratore di Padre Felice da Mareto che lo stimava, non solo sotto l’aspetto umano, ma anche dal punto di vista culturale in virtù degli studi che Vignoli aveva condotto all’interno della biblioteca dei Frati Cappuccini e nel suo studio immerso nel verde del parco di Villa Carolina in Strada Nuova dove Gianni trascorreva le sue ore tra gli amati libri. I parmigiani «over anta» lo avranno di sovente incontrato tra nuvole di turisti mentre illustrava loro le bellezze artistiche parmigiane sempre con quel garbo, quell’estro, quella simpatia e quella grande competenza che lo caratterizzavano.

Giancarlo Bonassi (scomparso nel 2018 all’età di 83 anni) fu una delle prime guide turistiche di Parma, unitamente a Gian Giuseppe Vignoli e alla professoressa Rossi Loreti. Parmigiano del sasso, figlio del noto salumiere Leopoldo Bonassi, con «premiata» bottega in strada Farini dove, in seguito, aprì l’Ottica Bontempelli, dopo il liceo Romagnosi, si iscrisse alla facoltà Medicina del nostro Ateneo, laureandosi, ma non esercitando mai la professione medica. Giancarlo era attratto dall’arte, dal bello, dalla storia. Sono stati davvero tanti i turisti ma anche i parmigiani che sono ricorsi a lui desiderosi di sapere la storia della città e dei suoi tesori. Come pure accompagnò tanti parmigiani a visitare le principali capitali europee. Carattere aperto, solare, sempre sorridente, di una signorilità innata, spiritoso e simpatico, Bonassi, fu una persona di vastissima cultura. Infatti amava tanto la lettura ed il documentarsi continuamente sui vari ritrovamenti archeologici. Collezionava monete e cartoline, Giancarlo, ed era gelosissimo della sua biblioteca che conteneva oltre 5.000 libri. Da raffinato gourmet ed estimatore dei piatti parmigiani della tradizione sapeva consigliare i vari turisti come scegliere al meglio le specialità della nostra cucina quando mettevano i piedi sotto la tavola.

Parlando del turismo di ieri nella nostra città non possiamo non ricordare un’altra importante struttura che fu al centro delle attenzioni di tantissimi turisti: l’ostello-camping della Cittadella gestito dai coniugi Adriano e Antonia Catelli. Tende di ogni foggia e colore venivano montate con perizia dai vari turisti mentre altri soggiornavano nelle loro roulotte. Forse era il camping più comodo di tutta Italia: inserito nel parco di un'antica fortezza farnesiana e, quindi, protetto dalle mura e da robusti portoni ma, soprattutto, da un custode - Adriano Catelli - che non lasciava nulla al caso in fatto di sicurezza tanto da essere, negli anni, soprannominato «lo sceriffo della Cittadella». Il camping della Cittadella, inaugurato nel 1952 e chiuso nel 2006, era veramente un eden per i numerosi turisti che lo frequentavano. Arrivavano a tutte le ore con le loro auto targate nei modi più strani alcuni, addirittura, a bordo di moto e bici e , a volte, anche a piedi. Per lo più nordici con chiome albine o bionde, occhi azzurri e volto arrossato dal sole, proprio come una fetta di anguria a causa della loro carnagione bianco-latte, i turisti, erano accolti dal custode che li conduceva nella loro postazione dopo avere fatto visitare i servizi che offriva il camping sempre ben tenuto e all’insegna della massima igiene e pulizia, l'imperativo per la moglie di Catelli, Antonia.

Coppie, singoli, ma anche famiglie con bimbi al seguito, erano i frequentatori abituali del camping. Non mancavano, certo, figure caratteristiche come barbuti uomini nordici simili a guerrieri celtici, ma il più delle volte facevano ingresso nel camping splendide ragazze bionde dai capelli color del grano e occhi color del cielo. E, quando uscivano per visitare la città, i ragazzi che giocavano a calcio nei limitrofi campi, non era raro che si distraessero. Forse, per alcune squadre, qualche gol di troppo, giungeva anche perché i portieri erano intenti ad osservare, non certo la traiettoria della palla, ma queste giovani fanciulle.

Lorenzo Sartorio

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