Amarcord
Ho sempre seguito i meravigliosi articoli pubblicati sulla Gazzetta di Lorenzo Sartorio, e vorrei, in quel solco, prendere in considerazione anche i nostri anni Sessanta.
I tempi sono purtroppo trascorsi velocemente ma a consolarci ci resta un minimo di memoria. Era il '66 e vivevamo senza telefonino, ora strumento indispensabile per vivere con la ricerca affannosa di aumentare il numero dei follower. Noi dovevamo attendere che i genitori di un amico ci dessero il permesso di fare una «festina in casa» a cui si partecipava portando un giradischi con i relativi dischi di musica lenta tipo Yesterday dei Beatles. Si ballava esclusivamente con luci spente e finestre chiuse anche se all’esterno c’era la luce delle 15. Ma la vera festa era il sabato sera (molti di sabato lavoravano), perché si andava in discoteca.
Per la mia generazione la discoteca era Il King club in via Emilia Est: ma prima di arrivare alla felicità c’era da salire dei gradini, il King era al primo piano. L'impressione era un po' quella di entrare in una chiesa: tutt'attorno c’erano tante salette «privacy» evidenziate con una serie di archi. All’epoca ci allietavano i Corvi. Complesso di quattro amici rigorosamente vestiti di nero: Figaro, Gimmy, Angelo e l’appena scomparso Claudio detto Tritolo. I titolari del King erano decisamente degli amici. Ma le vere feste si facevano dal «Carlone» (non conosco il cognome) che disponeva di una casa in campagna dove i letti erano quasi sempre coperti dai cappotti degli invitati. Il nostro punto di incontro alla domenica mattina era in via Farini alla «caravella» che aveva sul retro una saletta con uscita in borgo del Carbone (la nostra via di fuga, come la chiamavamo). Se avevamo un po' di soldi in tasca andavamo da Provinciali in via Cavour dove si beveva un cocktail chiamato il Gobbo. Un altro punto di incontro classico era davanti ai «du brasè», la statua sul lato est del nostro municipio. Io avevo la fortuna di disporre di una di una villa in campagna (non mia) dove si passavano piacevoli domeniche pomeriggio. Raggiungevamo questa località con la mia Topolino giardinetta, targata PR 23007 con il tettuccio in tela: a noi pareva una Spider, che ci permetteva di andare anche a sciare a Schia con gli sci infilati dal tettuccio nell’abitacolo, mentre alla sera facevamo una vasca in via Cavour a salutare gli amici da Provinciali. Non avevamo bisogno di droghe o marchingegni elettronici e ci divertivamo tanto.
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