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L'eredità di Zichichi nel ricordo-ritratto di quattro professori dell'Università di Parma che hanno lavorato con il fisico

L'eredità di Zichichi nel ricordo-ritratto di quattro professori dell'Università di Parma che hanno lavorato con il fisico

12 Febbraio 2026, 03:01

Antonino Zichichi, scomparso lunedì all'età di 96 anni, lascia una impronta profondissima nel terreno della scienza e della divulgazione. Una visione, la sua, che ha saputo andare oltre il laboratorio, nelle asperità del contesto del secondo dopoguerra. Dai Laboratori del Gran Sasso allo «Spirito di Erice», il fisico che seppe unire i blocchi contrapposti della Guerra Fredda sotto il segno della responsabilità globale viene qui ricordato e ritratto da quattro autorevoli professori dell'Università di Parma che con Zichichi hanno lavorato: Pier Francesco Ferrari, vicedirettore dell’Institut des Sciences Cognitives «Marc Jeannerod», Lione, Francia e Professore associato dell'Università di Parma; Paola Palanza, professore ordinario dell'Università di Parma; Giacomo Rizzolatti, professore emerito dell'Università di Parma; Stefano Parmigiani, professore emerito dell'Università di Parma. Pier Francesco Ferrari e Giacomo Rizzolatti sono co-direttori della Scuola di Neuroscienze «Sir John Eccles» presso il Centro Ettore Majorana di Erice. Paola Palanza e Stefano Parmigiani sono co-direttori della scuola di Etologia «Danilo Mainardi» presso il Centro Ettore Majorana di Erice.

Con la scomparsa di Antonino Zichichi, l’Italia perde una delle figure scientifiche più autorevoli del Novecento, sia per l’importanza che ha avuto nella fisica fondamentale che per essere stato protagonista instancabile del dialogo tra scienza, società e responsabilità umana.

Come direttori delle Scuole di Etologia e di Neuroscienze della Fondazione Ettore Majorana, da lui volute all’interno del Centro di Erice, sentiamo il dovere di ricordare non solo il fisico di fama mondiale, ma l’uomo e il visionario che ha saputo dare alla scienza un ruolo e un luogo, il centro Ettore Majorana di Erice, che andasse oltre i confini del laboratorio.

Il contributo di Zichichi alla fisica fondamentale, in particolare negli anni Sessanta e Settanta, è stato di primo piano. I suoi lavori sperimentali hanno contribuito allo sviluppo della fisica delle particelle e alla comprensione delle interazioni fondamentali. In Italia, il suo impegno è stato decisivo nella creazione e nello sviluppo dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, che hanno reso possibile esperimenti di frontiera sul comportamento dei neutrini, sulle interazioni deboli e sulla natura della materia oscura. Il Gran Sasso è stato molto più di un’infrastruttura scientifica: è stato il segno concreto di una ambizione scientifica nazionale finalmente all’altezza del panorama internazionale.

Ma Zichichi era profondamente consapevole del contesto storico in cui la sua scienza prendeva forma. Il secondo dopoguerra aveva consegnato al mondo una realtà inquietante: la fisica, che aveva svelato l’energia racchiusa nell’atomo, aveva anche mostrato il volto della distruzione totale dopo Hiroshima e Nagasaki. Con la crisi di Cuba degli anni '60, in un pianeta diviso in blocchi contrapposti, Stati Uniti da una parte e Unione Sovietica dall’altra, la conoscenza scientifica rischiava di diventare strumento di potere e di annientamento della civiltà umana.

È da questa consapevolezza che nasce la visione più originale di Antonino Zichichi. Grazie alla sua autorevolezza internazionale e al sostegno di alcune delle menti più brillanti del dopoguerra – da Dirac a Bell, da Blackett a Rabi, da Weisskopf e molti altri – Zichichi immaginò e realizzò un progetto allora radicale: creare un luogo in cui la scienza potesse superare le barriere ideologiche e politiche, diventando terreno di incontro tra mondi in conflitto. Quel luogo nacque nel 1963: il Centro Ettore Majorana di Erice. Qui prese forma quello che la comunità scientifica internazionale avrebbe poi chiamato lo «Spirit of Erice», o «Erice Geist»: uno spirito capace di riunire, negli anni più tesi della Guerra Fredda, scienziati e strateghi della difesa degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica attorno allo stesso tavolo, nei Seminari sulla fisica della materia fino alle riflessioni sui rischi di una Guerra Nucleare. In un’epoca segnata dalla paura, Erice dimostrò che il dialogo scientifico poteva diventare un atto di responsabilità collettiva e di superamento delle ideologie e degli schieramenti contrapposti. L’idea di Antonino Zichichi era semplice e forte: la scienza nasce libera e trascende il pensiero politico. Noi quattro, come direttori di due scuole internazionali, possiamo testimoniare il rispetto della libertà di pensiero da parte del prof. Zichichi, il quale mai ha interferito con le iniziative dei corsi delle nostre scuole. 

Oggi il Centro Ettore Majorana con le sue 129 scuole internazionali è un punto di riferimento mondiale. È uno spazio in cui si costruiscono nuovi progetti, si discutono controversie scientifiche, si interrogano le implicazioni etiche e sociali delle nuove tecnologie. È anche il luogo in cui discipline diverse – dalla fisica alle neuroscienze, dall’etologia alla medicina, dalla filosofia alla geologia, dalla storia all’astronomia, dall’archeologia alla biologia marina – dialogano su come le scoperte scientifiche possano tradursi in beneficio per l’umanità. In questa visione, Zichichi ha sempre voluto mettere al centro l’uomo e le grandi emergenze planetarie. Nel 1982, durante il seminario sulla minaccia delle armi nucleari (oggi rinominati Seminari Internazionali sulle emergenze planetarie) fu stilato il manifesto di Erice, che è stato sottoscritto da più di 10.000 scienziati, a cui Gorbaciov e Reagan si ispirarono per i trattati sul disarmo nucleare. Per lui la scienza non era solo ricerca e sperimentazione: era responsabilità. Responsabilità nel trasformare il sapere in progresso condiviso, ma anche nel mettere in guardia la società dai rischi che ogni avanzamento porta con sé. Questa idea è stata chiaramente espressa nel logos di una sessione dei Seminari Internazionali sulle Emergenze Planetarie: «Science for peace the world over» (La scienza per la pace nel mondo intero).

Fino agli ultimi anni, Antonino Zichichi ha continuato a partecipare personalmente alla vita del Centro sia con la sua scuola di fisica subnucleare che con i seminari internazionali sulle emergenze planetarie. Ci piace ricordarlo così: seduto in prima fila, attento, pronto a interrogare chiunque, animato da una passione intellettuale infinita. Quella curiosità è stata la luce che ha guidato la sua mente per tutta la vita: è questa l’eredità che dobbiamo passare alle future generazioni. Se il Centro Ettore Majorana continuerà a essere un luogo di dialogo, di rigore e di responsabilità, allora l’eredità di Antonino Zichichi non sarà soltanto nella storia della fisica, ma nel futuro stesso della scienza come strumento di libertà e di pace.

Pier Francesco Ferrari Paola Palanza
Giacomo Rizzolatti
Stefano Parmigiani

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