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Lieto fine

«Nostro figlio salvato da una maestra della scuola di Vicofertile: le saremo grati per tutta la vita»

«Nostro figlio salvato da una maestra della scuola di Vicofertile: le saremo grati per tutta la vita»

12 Febbraio 2026, 03:01

Prima si getta sul divano, tra le braccia di mamma e papà, con l'energia di un folletto e, dopo un secondo, saltella di fianco al fratellino. I genitori non lo perdono di vista nemmeno per un attimo. «Non siamo mai stati apprensivi, ma ora facciamo fatica a lasciarlo stare. Quello che è successo ci ha tolto qualche anno di vita». La loro non è un'esagerazione: un boccone di pane stava trasformando il loro bambino di sette anni e mezzo in un angelo.

Adesso il piccolo è salvo e soprattutto è sano come un pesce. Salta, gioca, sorride. Ma una settimana fa era ricoverato in terapia intensiva pediatrica, costretto a letto e attaccato a mille fili: alle 12.40 di martedì 3 febbraio era andato in arresto cardiaco. «Ha avuto un black out lungo un minuto. Ma questo noi lo abbiamo scoperto solo una volta arrivati in ospedale. Mio marito stava svenendo, gli infermieri hanno dovuto sorreggerlo», racconta Sara Schiavi, la mamma del bimbo che ha rischiato di restare soffocato da un pezzetto di pane mentre era a scuola, alla primaria Padre Lino Maupas di Vicofertile.

Il pane che si pianta in gola, il respiro che si blocca, le labbra del bimbo che diventano blu mentre i tentativi di rianimarlo sembrano tutti inutili. «Mio figlio ha avuto solo la forza di dire “pane” e portarsi le mani alla gola», racconta Sara, sostenuta dal marito, Christian Merico. «Tre maestre hanno provato ad eseguire la manovra di Heimlich, senza riuscire a fare sputare il boccone che stava soffocando nostro figlio». Una telefonata al 118 e la prontezza di un infermiere, il «veterano» Gianni di Lalla, hanno riscritto un finale che pareva nero. «L'infermiere ha attivato la videochiamata - racconta la mamma - e quando ha visto che il piccolo aveva le labbra blu ha spiegato alla maestra Lucia come eseguire il massaggio cardiaco. Questo lo ha salvato, mio figlio è riuscito a sputare il boccone di pane».

Ma non era ancora finita: quel minuto senza ossigeno, quel buio interminabile, aveva lasciato danni? I giorni in ospedale hanno allontanato ogni paura. Il bimbo sta bene. «Lui non ricorda nulla, però ancora adesso non si fida a mangiare il pane. Ha timore - spiega Sara - che possa andargli di traverso. I primi giorni in ospedale non voleva nemmeno mangiare e infatti lo hanno nutrito con le flebo. Poi, con molta pazienza, ha iniziato a mangiare la minestrina. Ora, a parte il pane, mangia di tutto».

Venerdì, all'ora di pranzo, il piccolo ha lasciato l'ospedale e lunedì è tornato a scuola. «Lo hanno festeggiato. C'erano i palloncini e gli hanno dato una coccarda. Lui mi ha confessato: “mi sento un super eroe”. La prima cosa che ha detto ai compagni è stata questa: “sapete che sono stato in ambulanza?”». Ma anche se non ricorda nulla, il piccolo qualche domanda l'ha fatta. «Mi ha chiesto: “se non ce l'avessi fatta ora sarei in paradiso con la nonna?”. Gli ho risposto che per fortuna ce l'ha fatta», dice la mamma, che non smette di ringraziare la scuola e soprattutto le maestre. «Il preside è venuto due volte in ospedale. Anche le maestre che hanno provato a rianimarlo sono venute. Erano choccate, piangevano. Mi hanno confessato che faticano a dormire, perché hanno quella scena davanti agli occhi».

Un pensiero speciale va a due persone. «Alla maestra Lucia, che ha fatto il massaggio cardiaco, ho detto che un grazie non basta e che nei suoi confronti sarò in debito a vita» dice Sara. E poi c'è l'infermiere, che la famiglia, accompagnata dal piccolo, è andata ad abbracciare ieri pomeriggio in ospedale. «Mio figlio ha voluto regalargli un disegno», aggiunge la mamma, che insieme al papà prova a voltare pagina. «Ora dobbiamo tornare alla nostra vita normale, lasciarci alle spalle questa storia che ci ha fatto perdere anni di vita. Ma ci vorrà tempo».

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