BARDI
È partito nel sonno, per l’ultimo dei suoi viaggi, Giuliano Gennari, montanaro d’adozione e cittadino del mondo.
La notizia si è subito diffusa in Val Noveglia, dove Gennari era approdato negli anni ‘70 con «Challie» Pedretti. Per lui, nato nel 1948 a Parma in via Cairoli e «rinato» nel Battistero, fu una scoperta; per lei, nipote e omonima di Celestina Bertorelli di Costa dei Rempi, un ritorno ai ricordi d’infanzia. Una scelta coraggiosa, stabilirsi a Bergazzi, dove nel 2000 avevano aperto il bed and breakfast «Ca’ del Lupo», un balcone fiorito sulla valle. Ma Giuliano non era stanziale, racconta «Challie» nella loro casa colma di persone arrivate per abbracciare lei, il figlio Lupo e i tre nipoti.
«Ha girato il mondo per il suo lavoro e come hobby. Ha conosciuto ventotto paesi africani, l’Indonesia, lo Yemen, l’Argentina, Malta, il Vietnam, la Cambogia. In Liberia c’ero anch’io con nostro figlio piccolo». Sommozzatore e cantierista, Gennari è stato un curioso conoscitore delle culture dei paesi in cui si è immerso totalmente, come mostrano le sue fotografie. Continua la moglie: «Nonostante la lontananza, siamo rimasti sempre insieme. Era di carattere schivo e gentile. Ha fatto la vita che amava. È morto nella sua stanza che io, scherzosamente, chiamavo la Tomba del Faraone. Lì ci sono tutti i suoi cimeli. Perfino le tazzine con cui beveva il caffè con la mamma».
Le memorie del viaggio che è stata la sua vita, Gennari le ha raccolte nel libro di poesie Panni stesi, pubblicato nel maggio 2025 con la prefazione di Gian Mario Anselmi. Lo presentò a Bardi il 27 settembre con Andrea Pedrozzi e l’attore Andrea Peracchi che definì l’autore «artista eclettico: fotografo, musicista e poeta». Dalle letture sono emersi sessant’anni di poesia: «ricordi, sensazioni, incontri in un tono di confidenza, confessioni coraggiose dette con garbo e affabilità». Il “marito della Challie” disse di sé: «Quello che scrivo è vita vissuta. Nelle mie poesie semplici ho la presunzione di arrivare al cuore senza artifici. Scrivo in versi liberi, con poche rime. Guardo, in particolare, a Ungaretti, Neruda e Benedetti. Amo il tango argentino». Il vicino di casa Luciano Zazzera ricorda Giuliano come «un simpatico sognatore, riservato, gentile. Ha sempre rispettato tutti. Frequentava le feste locali».
L’armonica è stata una fedele compagna di viaggio da cui non si è mai separato. La scorsa estate la suonò in pubblico in coppia con Romano Viazzani alla fisarmonica. e in pubblico presentò anche il lavoro poetico di una vita.
Laura Caffagnini
© Riproduzione riservata
Gazzetta di Parma Srl - P.I. 02361510346 - Codice SDI: M5UXCR1
© Gazzetta di Parma - Riproduzione riservata