Polizia
Bazzicavano i parchi e i fast food come tutti i ragazzini. Ma per loro non erano posti dove ritrovarsi e stare in allegria, punti di riferimento dove darsi appuntamento con la compagnia.
No, per quei due giovanissimi aree verdi e locali pubblici erano un territorio di caccia, lo spazio perfetto dove esercitare il proprio passatempo preferito: trovare vittime in apparenza indifese e fragili da minacciare e rapinare. Spesso bastavano un paio di spintoni e un po' di voce grossa. Ma nel caso i bersagli osassero provare a ribellarsi nessun problema. Bastava fare luccicare la lama di un coltello e tutti capivano che era meglio alzare le mani. E fare come veniva ordinato.
Almeno è andata così fino a qualche giorno fa, quando due di questi predatori sono stati rintracciati e fermati dagli agenti della volanti della questura allertati dalla centrale operativa del 112. «Siamo stati rapinati al parco Falcone e Borsellino», hanno urlato due ragazzi che sono stati raggiunti poco dopo dalle pattuglie che hanno raccolto il loro racconto. Le voci erano segnate dalla paura e dall'emozione: ma non hanno esitato nel fornire dettagli, nel descrivere chi li aveva aggrediti. E in casi come questi ogni informazione è preziosa.
Lo ha dimostrato quanto accaduto nei minuti successivi, quando tre pattuglie della polizia di Stato si sono sparpagliate nella zona cercando i baby rapinatori. Erano a piedi, era successo poco prima: non potevano essere andati troppo lontano.
E infatti è andata proprio così: i poliziotti Siamo stati rapinati al parco Falcone e Borsellino», hanno urlato due ragazzi che sono stati raggiunti poco dopo dalle pattuglie che hanno raccolto il loro racconto.. Sono stati visti: ma per bloccarli è servito qualche minuto in più visto che i giovani, sperando forse di farla franca, sono saltati al volo sul mezzo della Tep. Ma è bastata qualche fermata: i ragazzi sono stati raggiunti e perquisiti: addosso avevano ancora l'Iphone 17 appena arraffato e una parte del denaro portato via alle loro vittime. Il coltello no, quello nel frattempo sono riusciti a farlo sparire: ma non è servito a tenerli lontani dai guai. I due, rispettivamente di 15 e 16 anni, nati in Italia ma di origine straniera, sono stati arrestati in flagranza per il reato di rapina pluriaggravata in concorso e su disposizione del Tribunale dei minori sono stati accompagnati al Centro di prima accoglienza di Ancona.
Una storia conclusa? Non proprio. Questo perché quei due potrebbero non essere alla loro prima razzia. E a loro carico potrebbero arrivare nuove accuse e nuove ordinanze di custodia. Lo prova il fatto che il sedicenne, nonostante l'età, è tutt'altro che un volto nuovo per le forze dell'ordine. A suo carico infatti risultano dei precedenti per reati analoghi e questo ha spinto il personale della Mobile della questura ad avviare una serie di approfondimenti. Il sospetto, che è quasi una certezza, anche se per ora non arrivano conferme da borgo della Posta, è che possa essere coinvolto, così come l'altro giovane, in alcune delle altre rapine messe a segno di recente nei confronti di giovanissimi bloccati, come detto, prima, nei parchi e nei pressi dei fast food. In questi casi i baby rapinatori non vanno certo per il sottile: circondano la vittima, la spaventano con un coltello e poi se ne vanno con denaro, cellulari e capi di abbigliamento di marca. E a volte lo fanno in maniera seriale, colpendo diverse volte nel giro di pochi minuti creando un allarme a cui ora il lavoro della polizia di Stato sta puntando a dare una risposta forte.
In questo senso il questore ha sottolineato «l’encomiabile impegno del personale della polizia di Stato che ha consentito di interrompere una serie di reati commessi da giovanissimi» aggiungendo come «la prevenzione e il contrasto alla delinquenza giovanile, che crea notevole allarme per la sicurezza pubblica, è stato oggetto di misure specifiche, previste dal nuovo Decreto Sicurezza, che mirano a contrastare i crescenti fenomeni di violenza giovanile e l’uso di armi proprie e improprie, in ambito di sicurezza urbana e tutela dell’ordine pubblico».
Luca Pelagatti
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