L'intervista
Olimpiadi di Parigi. Anno di grazia 2024. Mentre gare e record catalizzano le attenzioni del mondo intero, c'è un gruppo di atlete di discipline e culture diverse, accomunate da una fede incrollabile, che si ritrova per condividere momenti di preghiera. Tra loro c'è anche Ayomide Folorunso, alla ricerca di «semi da piantare nell'anima» col proposito di ritrovare lo smalto dei giorni migliori, dopo una prima parte di stagione - quella che ha preceduto l'appuntamento olimpico - un po' in sordina. «Ecco - rivela -, il momento preciso del ritorno alla gioia e ad una diversa consapevolezza di me stessa è fissato proprio in quelle preghiere e in quei canti». Che diventano subito virali grazie ad alcuni video postati in rete, ma che per Ayo hanno un significato diverso e più profondo, rispetto all'effimero compiacimento derivato dai like collezionati. «Da lì posso dire che è nata una nuova Ayo» spiega la velocista fidentina, reduce dal personale nei 400 metri indoor appena stabilito a Metz con un 51.98 che rappresenta anche la seconda prestazione italiana di sempre, dopo il 51.75 di Alice Mangione.
Cosa è scattato nella sua testa?
«Più che di una scintilla, parlerei di un percorso. Ayo non è più una bambina, ma una persona matura e più consapevole che aveva bisogno tuttavia di ritrovare la Ayo "originale". Quella che affrontava ogni situazione col sorriso sulle labbra e una bella dose di serenità».
Un percorso partito proprio da Parigi.
«In quelle riunioni di preghiera insieme alle altre atlete, veicolata dall'amore per Cristo, ho cercato di piantare nel mio spirito quei semi che stanno avendo, ora, una manifestazione visibile anche nel mio corpo. Perché corpo, mente e spirito sono legati. Gioia e serenità, le due parole chiavi di questa mia "nuova stagione"».
Che 2025 si è lasciata alle spalle?
«Al netto di qualche infortunio arrivato sempre a ridosso di momenti importanti e che hanno condizionato il mio rendimento, direi che nel complesso è stato un buon anno. Ho ritrovato il feeling giusto con la gara e centrato qualche podio che mi era mancato prima. E, a volerla dire tutta, ho chiuso pur sempre tra le migliori 10 al mondo».
Non male, insomma.
«Anche i riscontri cronometrici hanno testimoniato i miglioramenti, nonostante io continui a rimanere severa con me stessa».
Fin troppo severa?
«Sì, fin troppo. Alla fine ti interroghi e pensi: "Potevo fare meglio?" Sicuramente sì. Ma non posso certo dire che sia andata male».
Cosa insegnano le difficoltà?
«Che l'esperienza accumulata, tanto più passando dagli errori che inevitabilmente si commettono, può e deve sempre essere messa a frutto per ripartire».
Lei è riuscita nell'intento. Basti guardare cosa ha fatto a Metz…
«Pensi che è stato il primo 400 della stagione, arrivato dopo una serie di test sui 60 e sui 200 metri. In questi 400 volevamo capire se la nuova velocità su cui abbiamo concentrato il nostro lavoro in sede di preparazione potesse essere trasportata sulla distanza che prediligo».
Si aspettava il tempo che ha fatto?
«Ero convinta di poter correre vicino al mio personale, che era di 52.28, perché sentivo di stare bene. E quando tutto fila per il verso giusto, vai in scioltezza. Sono contenta di essere scesa sotto i 52" nei 400, ma mi ha stupito di più il 23.16 nei 200 metri, corsi a Metz un'ora e mezza dopo i 400. Mi hanno detto che sono arrivata a due soli centesimi dal record italiano, non lo sapevo nemmeno».
Una prestazione che le dà ulteriore slancio, per il prosieguo della stagione indoor e per le gare all'aperto.
«L'indoor è una tappa di passaggio, per testare la condizione. Tra il Sudafrica, il Portogallo con la Nazionale e poi facendo la spola continuamente tra Modena e Padova, mi sono preparata bene. Però è un po' come quando sei all'università: studi e ripassi, ma il grado di preparazione che hai raggiunto lo scopri solo all'esame. Questo risultato mi ha dato sollievo. E fatto venire la voglia di provare altro a livello indoor. A fine mese sono in programma i Campionati italiani ad Ancona: ci sarò. All'aperto l'appuntamento importante sarà invece a meta agosto, con gli Europei di Birmingham».
E i suoi studi, invece, come procedono?
«Pure su quel fronte è arrivata una nuova primavera: mi sono rimessa in carreggiata e adesso inizio a scorgere, sebbene ancora in lontananza, il traguardo della laurea. Gli studi sono impegnativi, come lo sport. Affrontiamo tutto. Sempre con gioia e serenità».
Vittorio Rotolo
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