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NEONATI MORTI

Chiara, folle o sana di mente? Ecco le valutazioni degli psichiatri a confronto

Chiara, folle o sana di mente? Ecco le valutazioni degli psichiatri a confronto

14 Febbraio 2026, 08:54

Tutti pronti a incrociare il suo sguardo. A cogliere un'espressione di dolore o disappunto. A tentare di capire cosa nasconda quel volto da ragazzina. Ma ieri Chiara Petrolini non c'era. Per la prima volta, da quando è cominciato il processo, lo scorso giugno, non si è seduta davanti ai giudici. Era il giorno del primo grande «giudizio». E forse non se l'è sentita di ascoltare le perite della Corte d'assise riferire ciò che avevano scritto nella relazione depositata tre settimane fa. Totalmente capace di intendere e volere, quando ha partorito i suoi due figli e poi li ha sepolti nel giardino di casa, hanno sottolineato le psichiatre Laura Ghiringhelli e Marina Carla Verga. «Non è emerso alcun deficit cognitivo né un disturbo della personalità, nemmeno dai test. Non possiamo quindi metterci a parlare della sua pericolosità sociale», hanno spiegato.

Una ventenne come tante, Chiara. Se la cava a scuola, pur senza eccellere, ma riesce a diplomarsi in ragioneria, si iscrive a Giurisprudenza e poi vira verso Scienze dell'educazione. Una baby sitter apprezzata, quando accudisce i bambini. Ha un fidanzato, Samuel Granelli, che conosce fin da quando era adolescente e con cui ha una storia un po' altalenante. Si lasciano, si riprendono, ma è con lui, ora parte civile al processo, che resta incinta due volte, eppure non gli rivela nulla. Non lo fa con Samuel, ma non lo fa con nessun altro. E ha una modalità «vendicativa» nella relazione con gli altri. «Non è vendicativa del tipo “ti buco le gomme” - spiegano le psichiatre rispondendo a una domanda del difensore Nicola Tria -, ma tende a rendere l'altro responsabile di qualcosa». E' ciò che ha fatto per «giustificarsi». «Io ho fatto qualcosa che non va: bene. Ma tu non ti sei accorto di niente: sicuro di essere meglio di me, di potermi giudicare?», dice Verga per spiegare il processo mentale di Chiara.

Una ragazza «immatura». Ma questi aspetti di fragilità, secondo le perite, non incidono minimamente sulla capacità di intendere e volere. «Per noi Chiara è immatura in quanto in lei c'è una mancata assunzione di responsabilità, fa fatica a gestire alcune emozioni, preferisce parlare con il web che con le persone, dipende molto dal giudizio altrui, ha un'ipersensibilità alla critica, al giudizio», spiega Ghiringhelli. Ma nella perizia si sottolinea anche che per la ragazza sarebbe opportuno un percorso di cura non così differente da quelli dedicati ai minori. Un punto su cui chiedono chiarimenti il procuratore Alfonso D'Avino e la pm Francesca Arienti. «Pur avendo un'età adulta, presenta fragilità. Non ha un deficit - ribadisce Verga -, ha delle tappe evolutive in ritardo rispetto alla sua età anagrafica».

Chiara immatura. Molto più ragazzina rispetto alla sua età. E «vendicativa». Ma tutto ciò non significa patologia? Sono i punti su cui insiste l'avvocato Tria incalzando le perite con una serie di domande. Ma la risposta delle psichiatre è sempre la stessa: «Non sono tratti patologici che indichino un disturbo o una patologia psichiatrica». Così come i test psicodiagnostici effettuati dallo psicologo Mauro Di Lorenzo, di cui la difesa ha messo in evidenza alcune presunte criticità, non hanno rilevato alcun disturbo. Conclusioni condivise sia dai consulenti della Procura, Mario Amore e Domenico Berardi, che da Renato Ariatti, lo psichiatra nominato da Monica Moschioni, avvocata di parte civile di Samuel Granelli e del padre Cristian.

Una Chiara che è solo vagamente somigliante a quella tratteggiata dagli esperti nominati dalla difesa Alessandra Bramante, Giuseppe Cupello e Pietro Pietrini, convinti che la ragazza fosse totalmente incapace nel maggio 2023 e poi nell'agosto dell'anno successivo quando partorì e seppellì i suoi figli. Insistono sul Denial of pregnancy (Dop), il diniego di gravidanza, una negazione inconscia della gravidanza, una situazione in cui nella donna non si manifesta praticamente alcun segno. Nella nosografia ufficiale della psichiatria non vi è traccia di questa patologia, «ma è un fenomeno dibattuto, che compare in decine di lavori su riviste scientifiche. E - spiega Pietrini - l'immaturità di Chiara favorisce il Dop, che risponde a tutti i criteri di una condizione patologica».

Spetterà alla Corte decidere. Intanto, il 13 marzo i pm presenteranno la loro richiesta di pena e poi interverranno le parti civili. Ma anche Chiara potrebbe prendere la parola. La prima volta in cui si sentirebbe risuonare la sua voce in quell'aula. La prima volta in cui sarà lei a raccontarsi davanti ai giudici.

Il consulente della difesa Pietrini: «Il rischio di suicidio è concreto»
«Lei è come se fosse un'adolescente»

Chiara che frequenta l'Università. Si circonda di amici. Lavora part time come baby sitter e commessa. E appare solare. Eppure «è come se fosse un'adolescente», sottolinea lo psichiatra della difesa Pietro Pietrini. Che utilizza un'espressione ancora più forte per tentare di far capire che la fragilità della ragazza è patologica. «E' una paraplegica psichica - dice -. Le perite hanno sottolineato il fatto che durante la perizia Chiara non ha raccolto il loro invito a collaborare, ma quell'invito non è arrivato ai suoi neuroni. Ha una criticità patologica sull'intelligenza emotiva e sociale». E tutto ciò ha fatto sì, secondo i consulenti della difesa, che Chiara Petrolini fosse totalmente incapace quando ha partorito e poi sepolto i suoi due bambini. Rispondendo alle domande del difensore Nicola Tria, il consulente ha posto una domanda rivolgendosi anche ai giudici: «Quale intervento potrà restituire alla società una Chiara diversa? È una persona malata, immatura. Nel senso patologico». Durante i colloqui con le perite della Corte d'assise, per le quali la ragazza è invece totalmente capace di intendere e volere, non sono emerse idee suicidiarie, hanno spiegato le psichiatre in aula. Tuttavia, per Pietrini, il rischio «esiste» e «si andrà aggravando via via che prenderà consapevolezza di quello che è successo». Al momento, infatti, «non c'è ancora l’adeguata risposta emotiva-affettiva per comprendere quel che è successo - aggiunge il consulente -. Il giorno in cui ci sarà, sarà un momento di grandissima criticità ulteriore. Il rischio suicidiario è un’ipotesi concreta».

Georgia Azzali

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