RUGBY
Noceto Ad avverare il proprio sogno, Davide «Veleno» Micconi ci aveva già provato l’anno scorso, ma a causa di un ritardo del medico di campo, di un cavillo burocratico saltò tutto.
Da dicembre 2025 però, la Federazione Italiana Rugby, quasi percepisse la sua frustrazione e sconforto, ha innalzato il limite massimo di età per l’attività agonistica da 42 a 48 anni e così il rugbista nocetano ha potuto giocare insieme al figlio Samuele, terza linea del 2007.
Quando i loro sguardi si sono incrociati sul terreno di gioco, con indosso la stessa maglia, quella del Colorno in Serie C, il rugby ha cessato per un istante di essere solo uno sport per trasformarsi in una storia di tempo che passa, sa attendere, resiste e, incredibilmente, premia. «Veleno», classe ‘82, ha il Don Chisciotte tatuato sul petto, e non è solo una metafora, è proprio così, e, fin dalle giovanili, è sempre stato il giocatore che tutti avrebbero voluto come compagno e nessuno come avversario. Generoso, baricentro basso, forte come un toro, rapido, dotato di grande tecnica (non a caso in carriera ha ricoperto i ruoli di centro, estremo, ala, flanker e pilone) era il terrore degli avversari del Noceto: suo il record di 56 mete segnate in un solo campionato.
«Quando ho sentito i nostri cognomi chiamati dall’arbitro – ha spiegato Davide con lo sguardo sognante – ho sentito un groppo in gola. Soddisfazione, certo: è un privilegio che capita a pochi di giocare col proprio figlio, ma anche consapevolezza del tempo che passa».
«Aspettavo da tanto questa occasione – ha dichiarato Samuele – e se la Federazione non avesse ritoccato il regolamento, il nostro sogno non si sarebbe mai realizzato. I suoi consigli su come mantenere la posizione in campo sono preziosi, anche dal punto di vista motivazionale è un portento».
L’integrità fisica e mentale di Davide hanno fatto senza dubbio la loro parte, infatti «Veleno» ha in mente tutt’altro che smettere e sa perfettamente che il tempo per lui non è un avversario, ma un alleato paziente: «Facendo due calcoli – ha concluso «Veleno» – mio figlio Gabriele nel 2030 avrà 17 anni e nulla ci vieterebbe di giocare insieme in Serie C. Staremo a vedere». I sogni in fondo sono come un drop allo scadere: tutti se lo aspettano, realizzarlo è difficile, l’attesa del verdetto fa rimanere col fiato sospeso.
Pietro Furlotti
© Riproduzione riservata
Gazzetta di Parma Srl - P.I. 02361510346 - Codice SDI: M5UXCR1
© Gazzetta di Parma - Riproduzione riservata