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ROCCABIANCA

Addio a Giuseppe Pescina, «al Maresiàl» dei vigili del fuoco

Addio a Giuseppe Pescina, «al Maresiàl» dei vigili del fuoco

16 Febbraio 2026, 03:01

Roccabianca La comunità di Roccabianca ha perso una delle sue «colonne». All’età di 95 anni, se ne è andato Giuseppe Pescina, molto conosciuto e stimato in tutta la zona.

Un uomo che ha fatto della disponibilità verso gli altri una delle sue principali caratteristiche, dimostrata innanzitutto nel lavoro di vigile del fuoco che ha svolto, per tanti anni, a Fidenza, mettendoci sempre il cuore, oltre ad un esemplare impegno e ad una grande professionalità.

Nel centro della Bassa erano due i modi con cui veniva chiamato, come ricorda anche lo scrittore locale Angelo Gil Balocchi: «A volte era lo Zio Bèpi, se ne parlava qualcuno dei suoi nipoti, Gigi o il suo omonimo Beppe; in altre occasioni era “al Maresiàl”, quando si riferiva a lui qualcuno di Roccabianca, riguardo al mestiere svolto per una vita, il vigile del fuoco. Essendo “un po’ pratico” anch’io di pompieri, mi veniva da sorridere sentendo l’appellativo di “maresciallo” assegnato in modo così approssimativo, perché i gradi militari nei vigili del fuoco non si usavano più dal 1961, quando il corpo era passato sotto il ministero dell’Interno. Al di là del fatto che da parte della gente era ad ogni modo un errore molto trascurabile (compensato dalle intenzioni affettuose con cui veniva detto), la cosa mi faceva sempre pensare a come si sapesse poco riguardo a cosa un vigile del fuoco sia in realtà. Ne ho conosciuti parecchi, quando per dodici mesi, tra il 94 e il 95, sono stato al loro fianco come ausiliario di leva, e ho capito che con i suoi pregi e difetti, ogni pompiere a modo suo è una persona speciale. Un vigile del fuoco – prosegue Balocchi - è una persona che per molta parte dei tempi in cui lo è stato Bèpi, si faceva dei turni di ventiquattro ore filate, un giorno sì e uno no. È una persona dalla quale ci si aspetta sappia mettere insieme fantasia e coraggio ogni volta che è chiamato a intervenire, perché non c’è mai un caso di emergenza uguale a un altro, bisogna sempre inventare soluzioni giuste in pochissimo tempo, con l’assillo del pericolo che incalza, in certi casi di fronte a scene strazianti. Tutti i mestieri influiscono sulla personalità di chi li fa, ma il vigile del fuoco ha questo effetto in misura molto forte. Tornare dalla famiglia a fine turno, dopo aver magari tirato fuori qualcuno da una macchina accartocciata, in ogni possibile condizione in cui fosse ridotto, non è esattamente la stessa cosa che rincasare con ancora in mente l’eco della noia di fatture e bolle appena compilate». Sempre particolarmente calmo e gentile con tutti, in passato aveva anche fatto parte del coro parrocchiale e della storica compagnia dei «Muróŋ»: «Quell’avamposto roccabianchino in terra gramignazzese – ricorda ancora Angelo Gil Balocchi - dove sono avvenute le più grosse baraccate fra amici della storia di paese di qua e di là dal Taro, eventi a cui Bèpi era molto affezionato, a testimonianza del fatto che il suo essere Maresiàl, non gli aveva mai fatto perdere il gusto di continuare anche a essere lo Zio Bèpi. La famiglia Pescina – ha aggiunto - è un mosaico di personalità che a Roccabianca hanno sempre dato un apporto di coloritura umana molto prezioso. E oggi che il mosaico dei Pescina ha perso una sua figura importante come Bèpi, anche Roccabianca si impoverisce in personalità e nel carattere. Perché questo è il bello e il brutto dell’abitare in una piccola comunità: equivale a stare in una grande famiglia, e quando qualcuno se ne va, è come perdere un pezzetto di se stessi». Pescina ha lasciato i figli Angelo con Paola e Stefano con Caterina; i nipoti Simone con Carlotta, Mattia e Giorgio; i pronipoti Matilde e Nicolò ed il fratello Giovanni. I funerali si sono svolti nella chiesa del paese.

p.p.

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