Salone dello studente
Patrizia Ginepri
Da un lato l'Università, dall'altro gli gli stakeholders, che in questo caso sono le imprese. Anche l'alta formazione deve tener conto dei cambiamenti in atto nel sistema produttivo, a cominciare dalla rivoluzione tecnologica. Vanno intercettati i bisogni formativi in un mondo che si trasforma rapidamente, anche dal punto di vista demografico. La collaborazione tra aziende e università è cruciale ancor più oggi, per poter allineare le competenze dei laureati alle esigenze del mercato, favorendo l'innovazione, l'occupabilità e lo sviluppo socio-economico.
Il tema dell'incontro tra domanda e offerta di lavoro, in un ottica di formazione sempre più specializzata e qualificata, verrà approfondito al Salone dello studente Campus in programma il 18 e 19 febbraio alle Fiere di Parma, organizzato in collaborazione con l’Università di Parma e con il patrocinio del Comune di Parma, della Regione Emilia-Romagna e dell’Unione Parmense degli Industriali.
«L'Università si interroga ascoltando le esigenze del mondo del lavoro – è la premessa del rettore dell'Università di Parma, Paolo Martelli -, avviene attraverso lo studio della realtà in continuo mutamento e l'interlocuzione diretta con quelli che vengono chiamati i portatori di interesse, ovvero le aziende stesse. Occorre adeguare l'offerta formativa, senza distorcerla e questo processo porta gli atenei a rivedere costantemente e ad adeguare i percorsi di laurea».
Oggi questa esigenza è ancora più marcata. «Stiamo vivendo un'epoca attraversata da grandi trasformazioni tecnologiche legate all'innovazione – fa notare il rettore – pensiamo, ad esempio, all'avvento dell'intelligenza artificiale, che solo pochi anni fa non avevamo a disposizione. Alla luce di questo scenario, i corsi di laurea restano più o meno gli stessi, ma vengono rivisitati nei contenuti. Naturalmente, l'ateneo lavora anche per un ampliamento dell'offerta formativa, ovvero per avviare anche nuovi corsi di studio che possano incontrare i bisogni di nuovi profili qualificati».
Il percorso è orientato verso lo sbocco professionale, alla luce delle caratteristiche del tessuto economico non solo locale. «Siamo un'università nazionale e soprattutto internazionale – tiene a sottolineare Martelli -. I nostri laureati, non solo devono essere in grado di inserirsi nel tessuto produttivo locale ma anche in quello italiano ed europeo. Una delle attività che abbiamo incrementato maggiormente è l'internazionalizzazione dell'ateneo, con studenti che arrivano da ogni parte del mondo. Dobbiamo tenere presente gli sviluppi demografici che, guardando ai prossimi vent'anni, non sono favorevoli. Dobbiamo fare in modo che negli anni a venire si formino figure altamente qualificate da inserire nelle imprese italiane. I neo laureati stranieri possono tornare nei loro paesi al termine del percorso universitario, ma anche, auspicabilmente, fermarsi, visto che in futuro il nostro tessuto produttivo sarà carente di profili di cui le imprese avranno bisogno. Andiamo incontro a quello che viene definito l'inverno demografico, un problema che dovrà essere affrontato. Ecco perché stiamo pensando soprattutto a cosa succederà tra vent'anni».
Nell'anno accademico in corso, l'offerta formativa dell'Università di Parma comprende 108 corsi di laurea tra triennali e magistrali. Per il prossimo anno , anticipa il rettore, «stiamo ridefinendo i percorsi e ci saranno novità importanti. In particolare, stiamo lavorando su nuovi corsi. Non dobbiamo dimenticare che abbiamo un tasso di laureati più basso rispetto agli altri paesi europei, nella nostra regione ad esempio e attorno al 30-32% rispetto a una media europea che supera il 40%. Il Paese deve laureare più persone perché questo significa dare una qualificazione superiore e aumentare la qualità. Dobbiamo iniziare a intercettare quella fetta potenziale di studenti e studentesse che appartengono a una fascia d'età non propriamente universitaria, ovvero gli over 35 e e dare loro la possibilità di accedere e riqualificarsi. per poter aspirare a posizioni lavorative superiori o a lavori completamente diversi. Bisogna cercare di combinare le esigenze dell'offerta universitaria rispetto alle quelle di chi, per varie ragioni, non ha frequentato l'università nei tempi canonici o non ha raggiunto la laurea. E' chiaro che i fuitori non saranno migliaia, ma offrire una opportunità attraverso strumenti studiati ad hoc, significa rispondere a un diritto costituzionale, qual è il diritto all'istruzione. Credo che questo rappresenti un segnale molto importante».
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