Medesano
Ci sono episodi di piccola cronaca, che riguardano esseri piccoli piccoli. Ma fanno capire tante cose. Restituiscono una crudeltà gratuita, per niente piccola, che certi uomini esprimono con i loro gesti, incivili e immotivati. La piccola cronaca di oggi viene da Varano Marchesi. In una casa affacciata sul bosco i proprietari vivono con diversi animali, cani e due gatti: bestie che, per loro, sono famiglia. I gatti sono liberi di stare all’aria aperta per poi rientrare a casa di notte e, immancabili, all’ora del pasto. Uno dei gatti, Arsenio, ha sette mesi ed è nero come la pece. Una domenica di alcune settimane fa Arsenio non rientra per mangiare: i proprietari lo chiamano, lo cercano, la chiamano ancora e allargano la ricerca. Poi lo trovano. Arsenio è a penzoloni su un albero, a diversi metri di altezza, giustiziato a colpi di fucile. Lo confermano le cartucce che sono ai piedi dell’albero e lo conferma l’autopsia: il gattino è pieno di pallini di piombo.
Forse spaventato dai cani, il gatto si è arrampicato sull’albero e il proprietario dei cani ha giocato al cecchino. Che preda, che trofeo deve essere stato Arsenio per questo gran cacciatore. Per i proprietari, invece, lui semplicemente affetto: e con affetto, con una scala e con fatica per l’altezza, l’hanno tirato giù dall’albero. Poi l’hanno portato alla clinica veterinaria per l’autopsia, grazie all’interessamento di Moira Balbi della struttura per la tutela della vita degli animali, del Comune di Parma. Tra guerre, femminicidi e violenze di ogni genere cosa vuoi che sia la vita di un gatto? Si dirà. Ma se neanche della vita di una bestiola si ha rispetto, di cosa lo si avrà?
Do.C.
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