PATTEGGIAMENTO
Ancora oggi resta un mistero cosa lo abbia spinto a spingere sull'acceleratore. Anche perché poi nulla di illegale gli era stato trovato addosso o nascosto in auto. Ma quella mattina di marzo del 2024 era andata esattamente così: pochi minuti dopo le 9, a Vigatto, davanti alla paletta dei carabinieri che gli intimavano l'alt, aveva subito rallentato. Sembrava volesse fermarsi, tanto che aveva accostato, ma poi era fuggito via.
Era parsa quasi una beffa, perché quando aveva rallentato, nulla lasciava presagire che sterzasse improvvisamente per rimettersi in marcia. E con quell'Audi A3 era stato facile macinare metri. Poi chilometri. La pattuglia dei carabinieri si era messa subito all'inseguimento, ma nonostante le sirene spiegate e l'auto incollata dietro, l'uomo - 42 anni, albanese, un po' di precedenti sulle spalle - aveva ingaggiato una folle corsa tra Vigatto e la città. Sorpassi azzardati, cambi di direzione improvvise per cercare di seminare i carabinieri: una serie di manovre pericolose con l'unico intento di allontanarsi sempre più dalla pattuglia e dileguarsi.
Per quanto spericolato, e apparentemente inarrestabile, dopo essersi involato per quasi 5 chilometri, aveva dovuto alzare bandiera bianca. Una fuga insensata. Finita, questa volta sì, senza nessun nuovo e improvviso colpo di acceleratore. E con l'unico seguito possibile: un processo per resistenza a pubblico ufficiale. Alla fine ha scelto di patteggiare davanti alla giudice Cristina Pavarani (pm Massimiliano Sicilia). E se l'è cavata con 4 mesi di pena convertiti in 1.200 euro di multa.
G.Az.
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